Sofia, 7 gennaio 2026 – La Bulgaria ha fatto un salto importante verso l’Europa: dal 2025 usa l’euro e fa parte dello spazio Schengen. Una novità che, insieme al lancio del visto per nomadi digitali, mette il Paese sotto i riflettori come meta ideale per chi, nel 2026, vuole trasferirsi e lavorare in remoto in Europa. Le richieste per il nuovo permesso sono già aperte.
Bulgaria, la nuova frontiera per i nomadi digitali
Negli ultimi mesi, la Bulgaria ha puntato forte su un obiettivo chiaro: attirare lavoratori da tutto il mondo che fanno smart working. Qui il costo della vita è tra i più bassi in Europa, con città come Sofia e Plovdiv che stanno cambiando velocemente. La rete di servizi digitali cresce e rende tutto più semplice. “Qui si trova tutto il necessario per lavorare con il laptop”, racconta Ivan Petrov, che gestisce uno spazio di coworking nel centro di Sofia. E nel weekend, bastano poche ore per raggiungere le montagne del Rila o le spiagge del Mar Nero. Un mix perfetto tra lavoro e tempo libero che piace sempre di più.
Chi può chiedere il visto per nomadi digitali
Il nuovo visto per nomadi digitali è pensato per cittadini extra UE/SEE che lavorano da remoto, con un reddito che arriva dall’estero. Le regole ufficiali parlano di tre categorie: dipendenti di aziende registrate fuori da UE, SEE e Svizzera; titolari o soci di imprese straniere con almeno il 25% delle quote; freelancer o professionisti che da almeno un anno lavorano con clienti stranieri. C’è anche un requisito economico importante: bisogna dimostrare un reddito annuo di almeno 50 volte il salario minimo mensile bulgaro, che oggi è di 620 euro. In pratica, servono almeno 31.000 euro all’anno.
Come si fa domanda
La richiesta per il visto si divide in due passaggi. Prima bisogna ottenere un visto di tipo D per soggiorni lunghi, rivolgendosi a un consolato bulgaro nel proprio Paese. I tempi variano, ma le prime testimonianze parlano di quattro-otto settimane. Solo una volta arrivati in Bulgaria si può chiedere il permesso di soggiorno legato al programma Digital Nomad Visa, entro 14 giorni dall’ingresso.
Tra i documenti necessari ci sono la prova di un alloggio in Bulgaria (contratto d’affitto, prenotazione o proprietà), un certificato che attesti l’assenza di precedenti penali dal Paese di residenza e la traduzione in bulgaro dei documenti esteri, con apostille se serve. “Bisogna anche dimostrare di avere il reddito minimo richiesto”, spiega Citizen Remote, portale specializzato nel lavoro da remoto.
Assicurazione sanitaria e tempi da considerare
Altro requisito fondamentale è avere una polizza sanitaria valida in Bulgaria e in tutta l’area Schengen/UE per tutta la durata del soggiorno. Solo dopo aver completato tutti questi passaggi si può richiedere la carta d’identità bulgara. L’intero procedimento può durare più di tre mesi, tra attese burocratiche e controlli.
Il permesso viene concesso per un anno e si può rinnovare per un altro anno, a patto di mantenere tutti i requisiti richiesti.
La Bulgaria, porta d’ingresso sull’Europa
Con l’euro e lo spazio Schengen, la Bulgaria si presenta come base strategica per chi vuole viaggiare e lavorare in Europa senza confini. “È una porta d’accesso ideale”, conferma Maria Dimitrova, consulente legale a Sofia. I voli verso le principali città europee sono frequenti e i costi contenuti.
Secondo i dati del Ministero dell’Interno bulgaro, nelle prime settimane dopo l’apertura delle domande sono arrivate più di 300 richieste, soprattutto da cittadini statunitensi, britannici e canadesi. Un segnale chiaro che la Bulgaria sta guadagnando terreno tra le destinazioni preferite dai nomadi digitali.
Per chi cerca una soluzione flessibile, con costi contenuti e la possibilità di scoprire l’Europa, il nuovo visto bulgaro è una delle opzioni più concrete per il 2026.