Falmouth, 25 febbraio 2026 – Anna Bingham, velista appassionata di crociere, ha deciso di fare un salto fuori dalla sua zona di comfort. Ha scelto di salire a bordo come membro dell’equipaggio di una regata locale, scoprendo così un lato della vela che non conosceva e una comunità sorprendentemente accogliente. Tutto è cominciato con una battuta della sua amica Claire: “Non esistono regate lente”. Eppure, Anna ne ha vissute due, entrambe all’insegna della calma e della scoperta.
Dalla crociera alla regata: un modo nuovo di vivere il mare
La prima volta per Anna è stata a bordo di Uproar, un Hunter Impala guidato dalla skipper Mandy, famosa per il suo approccio tranquillo e per un gruppo affiatato di sei persone. “Non mi hanno mai rimproverata, nemmeno una volta”, racconta Anna, ancora sorpresa dalla gentilezza ricevuta. Poi è arrivata la seconda occasione, con Guy e Lizzy English su Tahini, un Hustler 25. Guy, con i capelli bianchi e un’aria decisa, ha subito messo in chiaro una regola: “Niente confidenze affrettate, prima bisogna conoscersi”. Così, davanti a un caffè al parco – interrotto solo dalle acrobazie del terrier di Anna – hanno parlato di regole e di comportamento in regata. “Le urla e i paroloni non servono”, spiega Guy, citando la famosa Rule 69 che vieta i comportamenti scorretti durante le gare.
Prepararsi alla sfida: emozioni e curiosità
Dopo un pranzo a base di scone al formaggio, la decisione è presa: Anna farà parte dell’equipaggio per la prossima regata del Flushing Yacht Club. Due settimane dopo, in una giornata insolitamente calda per l’autunno inglese, Anna si presenta al molo insieme ad altri quattro membri. “Sembravano pronti per un viaggio intorno al mondo”, scherza osservando le loro tute tecniche. Prima di salire a bordo, nota alcuni sub intenti a pulire la chiglia delle barche: “Sono i famosi scrubbers?”, chiede ridendo. Guy risponde secco: “Sì, siamo nella stessa gara”.
In regata: tra tattiche e imprevisti
A bordo di Tahini, la situazione è subito chiara: la barca è lenta e la chiglia sporca non aiuta. “Non saremo i più veloci, ma abbiamo il picnic migliore”, annuncia Guy tirando fuori quattro flapjack fatti in casa. Lizzy ride: “Quattro? Sei ottimista!”. Anna aggiunge una tavoletta di cioccolato, ricordando i consigli di Mandy e del suo equipaggio.
La partenza è caotica: “A che ora si parte?”, chiede Anna. “Alle 14”, risponde qualcuno. Sono già le 14:05. Si trovano così intrappolati tra barche più veloci. In pochi secondi passano dal guardare il panorama a una manovra d’emergenza per evitare una collisione con una barca chiamata Green Magnum. “Una mano di vernice ci separava”, commenta Guy con un sorriso ironico.
Strategie in mare e piccoli errori
La regata va avanti tra lezioni pratiche e qualche sbaglio. Anna impara a riconoscere le virate strategiche e le differenze di velocità nelle varie andature. “Meglio stare davanti e avere l’aria libera”, consiglia Guy, anche se con Tahini non è facile. Durante una manovra con lo spinnaker, Anna sbaglia posizione e la vela finisce in acqua: “Due secondi in acqua pesano un sacco”, ammette, mentre tutti si danno da fare per recuperarla.
Il vento cala a 4,5 nodi e l’equipaggio si prende una pausa con del cioccolato, osservando uno yacht enorme nella baia. Lizzy propone un gioco: “Indovina quanto è lungo? E quanto costa?”. La radio gracchia: “Tahini, vi ritirate?”. Ma la domanda non è per loro: c’è un’altra barca ancora più lenta.
Una comunità che accoglie tutti
Alla fine della regata, Anna recupera lo spinnaker con sicurezza mentre gli altri si godono un tè sulla terrazza del club. Il Flushing Sailing Club conferma di essere un posto aperto: costi contenuti, un sistema di rating YTC che mette sullo stesso piano barche diverse e un gruppo WhatsApp dove trovare equipaggi, foto e inviti per eventi sociali. “Non c’è spirito da eliminazione o segreti nascosti”, osserva Anna, “ma spazio per chiunque voglia partecipare”.
Non solo gara: amicizie e nuove scoperte
“Non avrei mai pensato di divertirmi così tanto”, confida Anna mentre torna a casa. La varietà di barche, di equipaggi e di condizioni rende ogni regata un’avventura diversa. “Vorrei più vento la prossima volta”, ammette, “ma ho capito che tattica e strategia servono anche in crociera”. E chiude con un sorriso: “Ora vado ad aiutare Guy con la sua conferenza sulle Holy Wells. La vela, alla fine, ti porta davvero lontano”.