Genova, 2 gennaio 2026 – Da ieri è scattato l’obbligo di segnalare subito le navi che perdono container in mare o ne avvistano alla deriva. Una svolta importante per la sicurezza delle rotte e la tutela del mare, dopo anni di richieste da parte degli operatori. L’entrata in vigore degli emendamenti alla Convenzione Solas dell’International Maritime Organization (IMO) cambia le regole: chi naviga deve comunicare senza perdere tempo ogni perdita o avvistamento, seguendo procedure più rigide rispetto al passato.
Container dispersi: quanti sono, quali rischi e cosa cambia
Nel 2024, secondo il World Shipping Council, sono finiti in mare 576 container nel mondo. Un numero piccolo se si pensa ai quasi 250 milioni di container trasportati ogni anno sulle rotte principali. Però, come spiegano gli esperti, anche un solo container perso può creare grossi problemi. “Quando un container arriva sulle coste o contiene materiali pericolosi, i danni possono essere seri”, dice un funzionario della Capitaneria di porto di Genova. Recuperare e ripulire spesso coinvolge le autorità locali e i P&I Club, le assicurazioni che coprono i danni legati alle navi.
Ambiente in pericolo e costi in aumento
La perdita di container non è solo un numero. Ogni anno, dicono le compagnie assicurative, i costi per recuperare i carichi e pulire le zone colpite diventano sempre più alti. “Le richieste di risarcimento crescono, soprattutto quando si parla di merci pericolose o plastica”, racconta un broker tra Genova e Rotterdam. Il vero problema è l’impatto sull’ambiente marino: i container con sostanze chimiche o materiali non biodegradabili rischiano di distruggere gli ecosistemi costieri e mettere in pericolo gli animali.
Nuove regole, nuove responsabilità per le compagnie
Con queste nuove regole, le compagnie dovranno cambiare i loro protocolli. Ogni perdita o semplice avvistamento di container alla deriva va segnalato “immediatamente” alle autorità. “Non è solo burocrazia – spiega un rappresentante dell’IMO – ma un modo concreto per prevenire: sapere dove sono i container dispersi aiuta a intervenire prima, riducendo i rischi per la navigazione e l’ambiente”. In Italia, i porti di Genova, Trieste e Gioia Tauro hanno già attivato canali speciali per ricevere le segnalazioni.
Il settore tra sollievo e timori
Tra operatori portuali e armatori, la novità è stata accolta con sentimenti contrastanti. “Era ora che si facesse chiarezza”, dice un comandante al terminal VTE di Genova. “Per noi significa più lavoro di carta, ma anche più sicurezza”. Alcuni armatori invece temono che l’obbligo porti nuovi oneri e costi assicurativi. “Dovremo rivedere le nostre procedure”, ammette un responsabile operativo di una compagnia che lavora tra Asia ed Europa.
Il futuro della navigazione sotto controllo
Gli analisti vedono questa norma come il primo passo verso una gestione più trasparente e responsabile del traffico marittimo. “Non si può più ignorare il problema dei container dispersi”, spiega un ricercatore dell’Università di Genova esperto di diritto marittimo. “Solo con dati certi e segnalazioni rapide si possono valutare i rischi e agire davvero”. Nei prossimi mesi, l’IMO controllerà come vengono applicate le nuove regole e raccoglierà i pareri degli Stati.
In attesa dei primi risultati ufficiali, l’attenzione resta alta sulle rotte più trafficate – dal Canale di Suez al Mediterraneo occidentale – dove ogni settimana passano migliaia di navi. La necessità di controlli puntuali è più urgente che mai. E mentre le compagnie si adeguano, la questione della sicurezza in mare torna a essere protagonista nel dibattito internazionale.