Brasilia, 21 novembre 2025 – Un incendio improvviso ha interrotto giovedì i negoziati della COP30, costringendo all’evacuazione di diversi edifici nella sede della conferenza sul clima a Belém, nello Stato del Pará. L’allarme è scattato intorno alle 14.30 locali, quando una colonna di fumo ha iniziato a salire dall’area dei padiglioni, dove si stavano svolgendo gli eventi collaterali. Fortunatamente, non ci sono stati feriti, ma la tensione tra delegati e staff è salita rapidamente.
Fiamme e fuga: la risposta immediata
I vigili del fuoco brasiliani hanno spiegato che l’incendio è partito da una zona tecnica dietro il padiglione 3, probabilmente a causa di un cortocircuito. “Siamo intervenuti in pochi minuti – ha detto il comandante Paulo Mendes – e abbiamo contenuto il fuoco prima che potesse espandersi”. Nonostante il pronto intervento, per sicurezza è stata disposta l’evacuazione totale dell’area conferenze. Centinaia di persone, tra delegati, giornalisti e volontari, sono state fatte uscire all’aperto, sotto un sole caldo e umido.
Quattro squadre dei pompieri hanno lavorato sul posto, mentre la polizia federale ha isolato l’intera zona. Testimoni parlano di “fumo denso che usciva dalle prese d’aria” e di “sirene e altoparlanti che invitavano a uscire senza panico”. Dopo circa un’ora, le autorità hanno rassicurato: nessun rischio per la salute dei presenti.
Colloqui in pausa, incertezza sull’ora di ripresa
La sospensione dei lavori ha preso alla sprovvista le delegazioni internazionali, che erano nel cuore delle trattative. La COP30, che doveva chiudersi sabato, stava affrontando temi cruciali come la riduzione delle emissioni e i finanziamenti ai Paesi più vulnerabili. “Non sappiamo ancora quando potremo rientrare – ha ammesso un funzionario europeo – ci hanno chiesto di aspettare aggiornamenti”.
Fonti dell’organizzazione dicono che i controlli di sicurezza potrebbero durare ore. Alcuni delegati sono rimasti vicino all’ingresso principale, altri si sono spostati negli hotel del centro città. L’incertezza pesa soprattutto sulle delegazioni dei Paesi in via di sviluppo, che temono ritardi nelle decisioni più attese.
Guterres lancia l’allarme: “Serve coraggio”
Poche ore prima dell’incendio, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, aveva rivolto un appello ai governi riuniti a Belém: “Serve flessibilità, serve coraggio per trovare un compromesso”. Il rischio, ha detto, è che “il tempo stringa e si perda l’occasione di un accordo concreto”.
L’incendio ha messo ulteriore pressione su un vertice già teso, con scontri tra Nord e Sud del mondo. “Non ce n’era bisogno proprio adesso”, ha commentato un delegato africano, visibilmente irritato. Alcuni osservatori temono che la pausa possa rallentare ancora di più i lavori e complicare la ricerca di un’intesa.
Cosa succede adesso?
Nel tardo pomeriggio, il comitato organizzatore della COP30 ha diffuso una nota: “Le attività riprenderanno solo dopo aver completato tutti i controlli tecnici necessari”. Nessuna data precisa è stata comunicata. Intanto, Belém resta sotto stretta sorveglianza: la polizia presidia gli accessi alla conferenza e i trasporti sono stati rafforzati per agevolare gli spostamenti.
La comunità internazionale aspetta ora segnali chiari sulla ripresa dei negoziati. “Siamo qui per lavorare – ha ricordato la ministra dell’Ambiente brasiliana, Marina Silva – ma la sicurezza viene prima di tutto”. Solo nelle prossime ore si capirà se l’incendio influirà anche sul calendario e sugli esiti finali della COP30.