Guerra all’Iran: il conflitto si accende tra cielo e mare

Teheran, 2 marzo 2026 – L’eliminazione di Ali Khamenei non ha fermato l’operazione militare congiunta tra Israele e Stati Uniti contro l’Iran, partita all’alba di sabato. Da allora, nuove ondate di raid aerei hanno continuato a colpire il territorio iraniano, prendendo di mira infrastrutture missilistiche e figure chiave dell’establishment. I Pasdaran hanno risposto con attacchi “su vasta scala” contro basi americane nel Golfo e città israeliane, nonostante gli avvertimenti della Casa Bianca.

Raid e contrattacchi: la tensione non si placa

Tra sabato e domenica, i missili iraniani hanno preso di mira la portaerei Abraham Lincoln. Fonti del Pentagono confermano che gli Stati Uniti hanno affondato nove navi da guerra iraniane e colpito il quartier generale della Marina dei Pasdaran. Il bilancio si fa pesante: tre soldati americani morti e almeno venti feriti in un attacco alla base Camp Patriot in Kuwait, poco dopo le 3 del mattino.

Colpi nel cuore di Teheran, tra vittime civili e danni gravi

Nel secondo giorno di scontri, l’IDF ha annunciato che l’aviazione israeliana ha colpito “nel cuore di Teheran”, dopo aver aperto la strada nei giorni precedenti con migliaia di munizioni contro sistemi di difesa aerea e centri di comando. Bersagli principali: la divisione operativa dell’intelligence e la base di Thar-Allah, quartier generale della sicurezza interna. I media locali parlano di attacchi alla sede della tv di Stato e all’ospedale Gandhi, nel nord della città. Un video mostra detriti nei corridoi. Un commissariato di polizia sarebbe stato distrutto, con vittime e dispersi sotto le macerie.

Obiettivi e parole forti dei leader

I bombardamenti sull’Iran continuano a ondate, con un doppio scopo: “eliminare la minaccia missilistica” e “creare le condizioni per la caduta del regime”, ha detto un portavoce militare israeliano. Intanto, sono stati richiamati centomila riservisti. “Stiamo mettendo in campo tutte le forze, come mai prima d’ora, per garantire la nostra esistenza”, ha sottolineato il premier Benyamin Netanyahu, avvertendo che gli attacchi “si intensificheranno nei prossimi giorni”. Per questo è stata prolungata la chiusura dell’aeroporto Ben Gurion almeno fino a venerdì.

La posizione degli Usa e l’avvertimento di Trump

“Le cose stanno andando nella giusta direzione”, ha detto l’ex presidente Donald Trump, sottolineando che i piani americani sono “più avanti del previsto”. Trump ha poi lanciato un monito a Teheran: “Meglio che smettano di contrattaccare, altrimenti risponderemo con una forza mai vista prima”. Parole che hanno trovato eco in quelle del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che in un video ha annunciato l’avvio di un consiglio provvisorio per la successione della Guida suprema e promesso che le forze armate “continueranno a colpire duramente le basi nemiche”.

Missili su Israele e città del Golfo: bilancio drammatico

Le sirene suonano senza sosta a Gerusalemme e Tel Aviv da sabato mattina. A Beit Shemesh, nel centro di Israele, un condominio è stato distrutto da un missile iraniano: almeno nove morti e undici dispersi, dicono fonti locali. Esplosioni si sono sentite anche a Riad, Dubai, Abu Dhabi, Doha e Manama. L’Arabia Saudita ha intercettato missili diretti verso l’aeroporto internazionale e la base aerea Prince Sultan. Ad Abu Dhabi, un attacco con droni a una base navale che ospita soldati francesi ha provocato un incendio, senza però vittime.

Il conto delle vittime e il rischio per il traffico marittimo

In Iran, le vittime superano le centinaia, secondo fonti sanitarie locali. La maggior parte dei morti si registra nella scuola femminile di Mibab; i feriti sono più di settecento. Negli Emirati Arabi Uniti si contano almeno tre morti e decine di feriti. Sul fronte navale, Trump rivendica la distruzione di nove imbarcazioni iraniane; i Pasdaran dicono di aver colpito la portaerei Lincoln con quattro missili balistici, ma il comando Usa smentisce: “Non è stata neppure sfiorata”.

Lo Stretto di Hormuz resta un punto caldo. Due mercantili – uno battente bandiera di Palau – sono stati colpiti da proiettili non identificati al largo di Oman ed Emirati, riferisce l’agenzia britannica UKMTO. Nessun danno grave né vittime tra gli equipaggi.

Un futuro incerto: guerra aperta o possibile tregua?

La situazione è in continuo movimento. Le cancellerie internazionali guardano con crescente preoccupazione mentre gli scontri vanno avanti senza segnali chiari di una svolta. Tra le macerie delle città colpite e i corridoi del potere, si cerca una via d’uscita che, per ora, resta lontana.

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