Il granchio blu e il clima: la fine delle vongole e dei lupini di mare

Venezia, 7 febbraio 2026 – Nell’Alto Adriatico la crisi delle vongole italiane ha toccato un punto critico. Tra Goro e Trieste, da mesi, i pescatori denunciano la quasi totale sparizione sia delle veraci di allevamento che dei lupini di mare. Una situazione che, secondo le marinerie locali, rende sempre più difficile trovare un piatto di spaghetti con prodotto nazionale. Il motivo? Un mix di problemi ambientali che ha colpito duramente tutto il settore, già messo a dura prova dall’arrivo del granchio blu e ora piegato da un clima sempre più instabile.

Produzione in caduta libera e pesanti danni economici

Dalle banchine di Goro, Chioggia e Trieste arriva un quadro preoccupante: il settore è allo stremo. Da settembre 2024, circa 150 imbarcazioni sono ferme in porto e almeno 300 lavoratori senza un reddito. Le associazioni di categoria stimano un danno vicino ai 20 milioni di euro, una cifra che racconta la gravità della crisi. “I molluschi sono le prime sentinelle dello stato di salute del mare, se spariscono vuol dire che qualcosa non va”, spiega Paolo Tiozzo, vicepresidente di Fedagripesca Confcooperative, contattato ieri pomeriggio. Le sue parole sono state riprese anche dall’ANSA: “La data della protesta a Venezia sarà probabilmente decisa martedì prossimo”.

Clima estremo e shock ambientali: le cause della crisi

Pescatori ed esperti locali sono d’accordo: la scomparsa delle vongole e dei lupini è frutto di una serie di eventi estremi. L’estate 2024 ha fatto salire la temperatura dell’acqua oltre i 30°C, uno shock termico che ha messo in crisi la sopravvivenza dei molluschi. A peggiorare la situazione, la presenza massiccia di mucillagine, quella sostanza gelatinosa che soffoca i fondali e impedisce agli animali di respirare. E non finisce qui: le piogge intense degli ultimi mesi hanno cambiato la salinità del mare e portato sostanze tossiche dai fiumi, aggravando ancora di più la situazione.

Tentativi falliti e ricerca in stallo

Tra ottobre e dicembre 2024 si sono fatti tentativi di risemina, ma senza successo. “Abbiamo cercato di ripopolare alcune zone con seme selezionato, ma la mortalità è stata altissima”, racconta un pescatore di Porto Tolle che preferisce restare anonimo. La mancanza di risposte chiare sulle cause spinge ora le marinerie a chiedere un impegno serio anche sul fronte della ricerca scientifica. “Bisogna capire cosa sta succedendo davvero nei nostri mari”, insiste Tiozzo, “altrimenti rischiamo di perdere per sempre una risorsa fondamentale per l’economia locale”.

Proteste in arrivo e un futuro che fa paura

La tensione tra gli operatori cresce. Nei prossimi giorni si terrà una manifestazione a Venezia, la data sarà fissata martedì. Intanto, nei mercati ittici, l’aria è carica di preoccupazione. “Non possiamo più aspettare”, avverte un rappresentante della cooperativa pescatori di Chioggia, “se non arrivano interventi rischiamo di chiudere”. Sullo sfondo resta il timore che il problema si allarghi ad altre specie e a tratti più vasti della costa adriatica.

Un tempo il cuore pulsante, oggi in ginocchio

Solo pochi anni fa, l’Alto Adriatico era il primo polo europeo per la produzione di vongole veraci. Oggi i banchi sono vuoti e le famiglie che vivono di pesca guardano con incertezza al futuro. “Non è solo una questione economica”, conclude Tiozzo, “qui la vongola è parte della nostra identità”. Eppure, per ora, la speranza resta legata a un filo sottile: quello della ricerca e dell’attenzione delle istituzioni.

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