Il Mediterraneo: il progetto innovativo per salvare il mare più inquinato del mondo

Palermo, 21 febbraio 2026 – Il Mediterraneo resta il mare più inquinato al mondo per la presenza di microplastiche. Secondo gli esperti, la sua concentrazione è senza paragoni a livello globale. “Abbiamo il 7% di tutte le microplastiche concentrate in appena l’1% dell’acqua del pianeta”, ha detto ieri Fabrizio Pepe, professore ordinario del dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo, durante la presentazione del progetto Maestri. Un dato che da solo racconta la gravità della situazione e l’urgenza di risposte scientifiche precise.

Un modello per prevedere le microplastiche nel Mediterraneo centrale

Il progetto Maestri – che sta per Modelli previsionali di accumulo di microplastiche in aree marine costiere, effetti sulla biodiversità e strategie per ridurre l’inquinamento – nasce proprio con l’obiettivo di mettere a punto strumenti concreti per capire e fermare l’accumulo di microplastiche nelle acque del Mediterraneo centrale. L’iniziativa, guidata dall’Università di Palermo e finanziata con 1,5 milioni di euro dal programma Interreg Italia-Malta, vuole realizzare il primo modello previsionale dedicato a questa zona. Partito nel maggio 2025, il progetto si concluderà nel 2027.

A guidare il team ci sono i docenti Fabrizio Pepe e Gianluca Sarà, affiancati dalla dott.ssa Marta Corradino. Collaborano anche le università di Messina, Catania e Malta, il Cnr della Città dello Stretto e il Ministero dei Lavori pubblici maltese. “Metteremo tutti questi dati dentro simulazioni numeriche”, ha spiegato Pepe, “per capire come si muoveranno e si distribuiranno le microplastiche nel Mediterraneo centrale nel tempo”.

Microplastiche nella catena alimentare: un pericolo per la salute

Il problema non riguarda solo il mare. “Questa quantità enorme di microplastiche finisce nella catena alimentare”, ha avvertito Pepe. I pesci le ingeriscono e poi finiscono nei piatti delle persone. “Il nostro corpo non è fatto per avere microplastiche dentro”, ha aggiunto il docente. Da qui possono nascere malattie, infiammazioni e altri effetti ancora da studiare.

Il modello ha un doppio scopo: analizzare e prevedere la presenza delle microplastiche nei prossimi dieci anni, individuando le zone più a rischio e le cause principali. Solo così si potranno mettere in campo strategie efficaci per ridurre l’inquinamento.

Tecnologie all’avanguardia per controllare il mare

Il progetto Maestri adotta un approccio che unisce più discipline. Carmelo Monaco, professore di Geologia strutturale e rischi geologici all’Università di Catania, ha spiegato che verranno realizzate mappe della geodiversità delle spiagge interessate. “Parliamo di siti nella Sicilia sud-orientale, tra Vendicari e Capo Passero, e due spiagge a Malta”. Si prevede di raccogliere campioni e analizzare i sedimenti per scoprire quanto contengono di microplastiche.

Per farlo si useranno droni di ultima generazione e uno strumento chiamato multispettrale. “Le immagini mostrano la presenza di plastiche, microplastiche e macroplastiche nei sedimenti sabbiosi”, ha spiegato Monaco. Un dettaglio tecnico che dà un’idea della complessità del lavoro sul campo.

Cooperazione internazionale per affrontare un’emergenza globale

Daniela Segreto, dirigente regionale del dipartimento della Programmazione, ha ricordato che il programma Interreg Italia-Malta 2021-2027 coinvolge tutte e tre le università pubbliche siciliane, insieme all’Università di Malta, al Cnr italiano e a un dipartimento del ministero maltese. Il finanziamento totale supera 1,6 milioni di euro.

“L’obiettivo è fermare questo pericoloso accumulo di microplastiche nel Mediterraneo: un problema che riguarda il mondo intero, ma che noi vogliamo affrontare insieme, tra territori vicini”, ha detto Segreto. Un lavoro lungo, che richiede risorse e collaborazione senza confini.

Il Mediterraneo si trova quindi davanti a una sfida che mette a rischio non solo gli ecosistemi marini, ma anche la salute delle persone. Solo con progetti come Maestri, basati su dati solidi e tecnologie moderne, si potrà cambiare rotta. E restituire al mare, almeno in parte, la sua vera vitalità.

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