Intesa Sanpaolo e Bocconi: alleanza per un futuro sostenibile dell’economia del mare

Milano, 6 novembre 2025 – Capitale naturale blu e mobilità sostenibile sono stati protagonisti della presentazione del Blue Economy Monitor, promossa da Intesa Sanpaolo e dalla SDA Bocconi School of Management, questa mattina nella sede dell’università milanese. L’Osservatorio, voluto dal gruppo guidato da Carlo Messina, nasce per studiare da vicino l’economia del mare e far conoscere meglio le opportunità di un settore che, a livello mondiale, continua a crescere. L’Italia, grazie alla sua posizione e alla tradizione, ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista.

Blue Economy Monitor: tra sfide e opportunità per l’Italia

Le due ricerche presentate – una dedicata al capitale naturale blu, l’altra alla mobilità sostenibile – tracciano un quadro aggiornato delle difficoltà e delle potenzialità che l’industria italiana deve affrontare per passare a modelli più sostenibili e meno inquinanti. “Tra i trend più promettenti, la blue economy e i fondali marini rappresentano una grande chance di crescita per il nostro Paese”, ha spiegato Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo. Per lei, investire in questo campo significa “potenziare la competitività e creare reti virtuose” in cui istituzioni, imprese e università lavorano insieme per preparare i giovani alle sfide del futuro.

Stefano Caselli, preside della SDA Bocconi, ha aggiunto che la blue economy non è solo economia del mare come la si è sempre conosciuta, ma un concetto più ampio che include la sostenibilità ambientale e sociale. “Si tratta di usare le risorse dell’oceano in modo responsabile, per far crescere l’economia e creare posti di lavoro, senza però mettere a rischio la salute degli ecosistemi marini”, ha detto Caselli.

Capitale naturale blu: un tesoro da proteggere

La prima ricerca ha messo al centro il valore del capitale naturale blu, ovvero tutte quelle risorse marine e costiere che offrono benefici per l’ambiente, la società e l’economia. A livello mondiale, il valore di queste risorse supera i 24 mila miliardi di dollari, di cui circa 5.600 miliardi si trovano nel Mediterraneo. Ogni anno questi ecosistemi generano flussi economici tra 1.500 e 2.600 miliardi di dollari, con una crescita che si prevede arrivi a 3 mila miliardi entro il 2030.

In Italia, secondo il Blue Economy Monitor, l’economia del mare ha prodotto nel 2022 un valore aggiunto lordo di 64,6 miliardi di euro, con un impatto sul PIL complessivo di 178,3 miliardi e oltre 1 milione di occupati. Il nostro Paese è tra i primi cinque in Europa per contributo all’economia del mare, con una leadership in settori come il turismo costiero, la cantieristica navale, il trasporto marittimo e la pesca. Tra i settori in crescita spiccano le energie rinnovabili marine – soprattutto l’eolico offshore – le biotecnologie blu e le tecnologie digitali per gestire meglio gli ecosistemi marini.

Le esperienze nelle Aree Marine Protette mostrano che preservare l’ambiente può portare benefici economici maggiori dei costi, favorendo un turismo più sostenibile e nuovi posti di lavoro. La ricerca però sottolinea l’importanza di un approccio unito: serve una visione a lungo termine, regole chiare e strumenti finanziari innovativi come blue bond e fondi per i servizi ecosistemici.

Mobilità sostenibile: il nodo del trasporto marittimo

La seconda parte dello studio si è concentrata sulla mobilità sostenibile nei porti e nel trasporto marittimo. Oggi il trasporto via mare è il più efficiente dal punto di vista energetico, ma produce circa il 2,9% delle emissioni globali di gas serra. Se non si interviene, le emissioni potrebbero aumentare fino al 130% entro il 2050.

In Italia, questo settore è fondamentale: oltre la metà delle merci (il 52,7%) e più del 90% dei passeggeri si spostano lungo rotte interne, collegando anche più di 80 isole abitate. Il Paese è tra i leader europei per i traghetti Ro-Ro (roll-on/roll-off) e le crociere. Ma la transizione verso fonti più pulite richiede investimenti importanti e un coordinamento più stretto tra pubblico e privato.

Le principali difficoltà? I costi elevati per le infrastrutture, decisioni spesso frammentate e un ricambio lento delle navi. Le politiche attuali – basate su Gnl, bio-Gnl e cold ironing – riusciranno a ridurre le emissioni solo di poco (meno del 5% entro il 2030), a meno che non si adottino misure più coraggiose.

Le strade da percorrere: raccomandazioni per il futuro

Lo studio indica alcune strade da seguire: rafforzare gli acquisti verdi nelle gare pubbliche, creare green corridors sulle rotte principali (come Napoli–Palermo o Livorno–Olbia), sviluppare in modo coordinato le infrastrutture portuali per carburanti alternativi e sostenere le tecnologie per migliorare l’efficienza energetica. Fondamentale potrebbe essere il ruolo dei fondi derivanti dall’Ets europeo, che per l’Italia potrebbero tradursi in risorse tra 333 e 419 milioni di euro dal 2026.

In questo scenario, Intesa Sanpaolo conferma l’impegno nel sostenere scuole e università con programmi dedicati alla blue economy. Solo un lavoro di squadra tra istituzioni, imprese e università potrà mettere il nostro Paese in prima fila nella sfida di un’economia del mare più verde e sostenibile.

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