La denuncia di Capacchione: il mare scompare dal Forum del turismo

Milano, 26 gennaio 2026 – Il mare italiano, che vale quasi il 41% delle presenze turistiche nel nostro Paese e resta la vera calamita per regioni come Emilia Romagna e Abruzzo, è stato ancora una volta dimenticato nel dibattito pubblico durante il terzo Forum Internazionale del Turismo, chiuso sabato a Milano. A far notare questo vuoto è stato Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari di Fipe Confcommercio, che ha espresso forte preoccupazione per una questione che, dice, “blocca gli investimenti e mette in ansia migliaia di lavoratori”.

Il mare, cuore pulsante del turismo italiano

I dati forniti dal sindacato parlano chiaro: il mare non è solo la principale attrazione turistica, ma in alcune zone diventa quasi l’unica. “In Emilia Romagna il 70% delle presenze è legato alla balneazione, in Abruzzo il 60%”, spiega Capacchione. Eppure, nonostante questi numeri così importanti, il tema è stato “messo da parte” anche a Milano, come già era successo al Wttc Global di Roma lo scorso settembre. Gli operatori del settore temono che così si lascino irrisolti problemi cruciali per la sopravvivenza delle imprese balneari.

Bolkestein e concessioni: una ferita aperta

Al centro del dibattito c’è la famigerata direttiva Bolkestein, che impone di mettere a gara le concessioni demaniali marittime. Una norma europea che, come ricorda Capacchione, “è una ferita ancora aperta per il nostro settore”. Sono circa 100mila i lavoratori e 30mila le imprese, per lo più a conduzione familiare, che gestiscono stabilimenti balneari. Queste aziende hanno costruito nel tempo un modello di accoglienza apprezzato anche all’estero, capace di richiamare milioni di turisti ogni anno.

Investimenti bloccati, futuro incerto

L’incertezza normativa ha però paralizzato gli investimenti. “Senza una risposta chiara su quanto dureranno le concessioni e come saranno rinnovate”, spiega Capacchione, “le imprese non possono pianificare né migliorare i servizi”. Il rischio è che il sistema balneare italiano perda terreno proprio mentre altri Paesi del Mediterraneo corrono per attirare nuovi turisti. “Le nostre imprese – aggiunge – sono bloccate in una situazione che va avanti da anni, ma nessuno sembra volerla risolvere davvero”.

Il silenzio delle istituzioni e le promesse non mantenute

Capacchione non nasconde la sua delusione verso la politica. “Capisco l’imbarazzo di un governo che su questo tema aveva promesso molto e finora ha fatto poco”, ammette. Per il presidente del Sindacato Italiano Balneari, evitare il confronto pubblico non aiuta: “I problemi non si risolvono nascondendoli, ma affrontandoli”. Un messaggio chiaro rivolto alle istituzioni, chiamate a prendere decisioni che potrebbero cambiare il volto delle nostre coste nei prossimi anni.

Spiagge italiane in bilico: tra attesa e timori

Nel frattempo, sulle spiagge da Rimini a Pescara, passando per la Versilia e la Costiera Amalfitana, si respira un clima di attesa e nervosismo. Gli operatori guardano con preoccupazione all’estate 2026: senza certezze sulle concessioni, molti temono di dover ridurre i servizi o perfino chiudere. “Abbiamo creato un modello di balneazione efficiente e apprezzato – ricorda Capacchione – ma senza regole chiare rischiamo di perderlo”. Il settore resta in bilico, tra speranza e timore, mentre i turisti stranieri continuano a scegliere le nostre coste, attratti dalla qualità dell’accoglienza ma ignari delle difficoltà dietro le quinte.

Secondo fonti del Ministero del Turismo, al momento non sono previste novità legislative a breve. Una situazione che lascia aperti molti dubbi sul futuro delle spiagge italiane e sul ruolo che il mare potrà ancora avere nel turismo nazionale.

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