Venezia, 5 febbraio 2026 – Da quasi un decennio la noce di mare (Mnemiopsis leidyi), un ctenoforo originario delle coste atlantiche americane, si è stabilita nella Laguna di Venezia, suscitando preoccupazioni tra pescatori e studiosi. Mentre l’attenzione pubblica è spesso rivolta all’invasione del granchio blu, la presenza discreta ma in crescita della noce di mare rischia di scompaginare gli equilibri dell’ecosistema lagunare, con ripercussioni sempre più evidenti sulla pesca.
Noce di mare, la minaccia silenziosa che avanza
Un recente studio, pubblicato su Estuarine, Coastal and Shelf Science da ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS), lancia l’allarme: la Mnemiopsis leidyi può diventare un serio problema ecologico per la laguna veneziana. “È la prima volta che osserviamo in modo integrato, sul campo e in laboratorio, come si comporta questa specie nella laguna,” spiega il dottor Filippo Piccardi, primo autore dello studio.
I dati mostrano una chiara stagionalità: i “bloom” – cioè le riproduzioni massive – avvengono in tarda primavera e poi tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. In quei momenti, temperatura e salinità dell’acqua diventano ideali per la crescita della noce di mare. “Abbiamo notato – aggiunge Piccardi – che la quantità di esemplari dipende molto da questi due fattori”.
Ecosistema e pesca locale sotto pressione
La diffusione della noce di mare mette a dura prova la biodiversità della laguna. Questo ctenoforo si nutre di uova e larve di pesci, oltre che di zooplancton, togliendo cibo prezioso a molte specie locali. I pescatori, soprattutto quelli delle zone lagunari, segnalano da tempo un calo nelle catture e problemi crescenti con le reti. “Negli ultimi anni la situazione è peggiorata,” racconta un pescatore di Chioggia, “soprattutto d’estate, quando le reti si riempiono di queste meduse trasparenti.”
Secondo la dottoressa Valentina Tirelli, coautrice dello studio e ricercatrice all’OGS, il cambiamento climatico potrebbe peggiorare la situazione. “Le acque più calde e i cambiamenti nella salinità favoriscono la moltiplicazione della noce di mare,” spiega Tirelli. “Questo mette a rischio l’equilibrio dell’intero ecosistema della laguna.”
Controllo e strategie: una sfida da affrontare subito
Lo studio evidenzia la necessità di un monitoraggio costante della presenza della Mnemiopsis leidyi nella laguna. Solo così sarà possibile capire davvero l’impatto sull’ambiente e sull’economia locale e trovare modi efficaci per gestire la situazione. “Serve un approccio nuovo,” dice Piccardi, “per limitare i danni sia all’ambiente sia a chi vive e lavora grazie alla laguna.”
Al momento, le informazioni su questa specie nelle lagune del Mediterraneo sono scarse. Gli esperti avvertono: “Non possiamo abbassare la guardia,” conclude Tirelli. “Se sottovalutiamo il problema, rischiamo di trovarci impreparati davanti a cambiamenti veloci e difficili da fermare.”
Un equilibrio delicato sotto pressione
La storia della noce di mare ci ricorda quanto siano fragili gli ecosistemi costieri italiani, già messi alla prova da specie invasive come il granchio blu e dallo sfruttamento umano. In laguna, tra barene e canali che si trasformano con le maree, il futuro dipende anche dalla nostra capacità di reagire in fretta a queste nuove minacce. E mentre i ricercatori continuano a raccogliere dati – spesso all’alba, immersi nei vapori dell’acqua salmastra – resta aperta la domanda: come convivere con specie che, una volta arrivate, difficilmente se ne vanno?