Rimini, 15 gennaio 2026 – Dopo l’allarme scattato per il granchio blu, un nuovo ospite indesiderato si fa largo nelle acque dell’Adriatico. È la cosiddetta noce di mare, un ctenoforo trasparente che sembra innocuo, ma sta colonizzando velocemente le coste italiane. Biologi e pescatori sono in allerta: l’invasione, segnalata da Rimini fino ad Ancona, potrebbe mettere a rischio la catena alimentare marina e piegare la pesca locale.
La noce di mare: il predatore che non si vede
La noce di mare (Mnemiopsis leidyi) non punge, non fa male e non spaventa i bagnanti. Ma dietro quel corpo gelatinoso si nasconde un vero predatore. “Non ha tentacoli urticanti come le meduse, ma mangia plancton e larve di pesce in quantità enormi”, spiega il biologo marino Luca Bianchi dell’Università di Bologna. Ogni singolo esemplare può ingoiare fino a dieci volte il proprio peso in un solo giorno. Un dato che fa capire bene perché gli esperti sono così preoccupati.
Arrivata nel Mediterraneo probabilmente tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, la noce di mare è stata portata qui dalle acque di zavorra delle grandi navi mercantili. “Un classico esempio di specie aliena introdotta dall’uomo senza volerlo”, ammette Bianchi. La prima grande invasione è stata nel Mar Nero, dove la popolazione di pesci locali è crollata in pochi anni.
Una riproduzione senza freni e una vita quasi “immortale”
Ciò che rende la noce di mare un vero problema sono le sue caratteristiche uniche. È ermafrodita: ogni esemplare può riprodursi da solo, senza bisogno di un compagno. Basta un solo individuo per far nascere una colonia. E queste colonie crescono in fretta, arrivando a centinaia di migliaia in poche settimane.
Non è tutto. Studi recenti, pubblicati su “Nature Ecology & Evolution”, mostrano che questa specie può “ringiovanire”. In situazioni di stress, come la fame o lesioni, può tornare allo stadio larvale e ricominciare da capo, sfuggendo così alla morte naturale. Un fenomeno simile a quello della medusa “immortale” Turritopsis dohrnii.
Pesca in crisi e danni all’economia locale
Le conseguenze sono già evidenti nei porti dell’Adriatico. “Le reti si riempiono di questa massa gelatinosa e diventano inutilizzabili”, racconta Giovanni Rossi, pescatore di Cesenatico. “Il pesce azzurro sta sparendo, le reti si fanno così pesanti da toccare il fondo. Non riusciamo più a pescare come una volta”. Il danno economico è difficile da quantificare, ma la Federcoopesca stima perdite superiori ai 10 milioni di euro solo per il 2025.
Il problema non riguarda solo i pescatori. La noce di mare si nutre del plancton, base della catena alimentare marina. Senza plancton, calano le larve di pesce azzurro come sardine e acciughe. E a cascata soffrono anche predatori più grandi, come sgombri e tonni. “È un effetto domino che potrebbe svuotare il mare”, avverte Bianchi.
Come fermare l’invasione? Monitoraggi e alleati naturali
Fermare la diffusione della noce di mare non è facile. Questi animali non nuotano controcorrente, ma vengono spinti da venti e correnti, rendendo difficile prevedere dove arriveranno. Il primo passo, dicono gli esperti dell’ISPRA, è tenere sotto controllo le popolazioni con un monitoraggio continuo.
Una possibile arma naturale è un altro ctenoforo, la Beroe ovata, che si nutre solo di noci di mare. In Adriatico è già presente, ma in numeri troppo bassi per fare la differenza. “Potrebbe essere utile una sua introduzione controllata”, spiega Bianchi, “ma serve cautela per evitare nuovi squilibri”.
Un equilibrio da non rompere
Per ora si resta in attesa, con la situazione sotto stretta osservazione. I biologi chiedono prudenza: ogni intervento sull’ecosistema marino va fatto con attenzione, per non ripetere gli errori del passato. Intanto, nei porti dell’Adriatico cresce la preoccupazione per questa minaccia silenziosa che rischia di cambiare il volto del nostro mare.