Ruggeri (M5s): la giunta deve proteggere salute e ambiente dopo la scoperta di ordigni nel mare di Pesaro

Pesaro, 15 gennaio 2026 – Sotto il fondo del mare Adriatico, a poche miglia dalla costa di Pesaro, giacciono da oltre ottant’anni migliaia di bombe all’iprite e tonnellate di arsenico. A rilanciare l’allarme oggi è stata Marta Ruggeri, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle nelle Marche, che ha definito la questione “un potenziale disastro ecologico e sanitario rimasto troppo a lungo nascosto”. Un problema tornato prepotentemente al centro del dibattito politico regionale, dopo anni di polemiche e silenzi.

L’eredità velenosa nascosta sotto il mare

Documenti storici e inchieste, come il libro “Veleni di Stato” di Gianluca Di Feo, raccontano che nel luglio del 1944 furono affondate circa 4.300 bombe all’iprite – pari a 1.316 tonnellate – insieme a 84 tonnellate di arsenico, a circa tre miglia dal porto di Pesaro. Una bomba a orologeria, come ha spiegato Ruggeri: “Questi veleni rappresentano una minaccia costante per il mare, la qualità dell’acqua e, di conseguenza, per la salute di chi vive e lavora in questa zona, dai cittadini ai pescatori”. Sostanze estremamente tossiche e dure a sparire, che potrebbero contaminare la catena alimentare e mettere a rischio anche i bagnanti.

L’interrogazione in Regione: cosa chiede Ruggeri

La consigliera ha depositato un’interrogazione alla giunta regionale, chiedendo che la Regione si muova presso i ministeri competenti – in particolare Difesa e Ambiente – per avviare una verifica tecnica. Lo scopo è capire dove si trovano esattamente gli ordigni, in che condizioni sono e quali rischi comportano per la popolazione. “So che questa maggioranza in passato ha mostrato attenzione su questo tema, ora mi aspetto fatti concreti”, ha detto Ruggeri, ricordando il caso del 2016, quando il Movimento 5 Stelle aveva presentato una mozione poi bocciata dal centrosinistra ma sostenuta da chi oggi governa la Regione.

Ambiente e salute, cresce la preoccupazione

Non è solo una questione ambientale. Pescatori, associazioni e residenti hanno più volte espresso timori per la sicurezza del pesce e della balneazione. “Non sappiamo cosa potrebbe succedere se quei materiali si deteriorassero o venissero spostati per errore”, confida un pescatore del porto di Pesaro, che preferisce restare anonimo. E intanto, dati aggiornati sullo stato di queste bombe non ce ne sono: le ultime rilevazioni risalgono a diversi anni fa e non sono mai state diffuse in modo chiaro.

Il docufilm che punta i riflettori

Per mantenere alta l’attenzione, il 16 gennaio al cinema Solaris di Pesaro sarà proiettato il docufilm “Il mare invisibile” di Gianni Lannes. All’evento parteciperà anche l’arcivescovo Sandro Salvucci. L’obiettivo è sensibilizzare cittadini e istituzioni su questa minaccia sommersa. “Forse solo così si capirà davvero quanto è grave il problema”, ha commentato Ruggeri. Il film raccoglie le voci di pescatori, esperti e storici, ricostruendo la vicenda attraverso documenti d’archivio e immagini subacquee.

Chiarezza e controlli costanti: la richiesta

La richiesta principale è ora un monitoraggio chiaro e continuo dei fondali. “Serve sapere quali rischi corriamo davvero”, ha ribadito Ruggeri, sottolineando che non si può più rimandare. La giunta regionale dovrebbe rispondere nelle prossime settimane. Intanto, tra il mercato del pesce di via Cecchi e il litorale di Pesaro, la preoccupazione monta. “Non vogliamo creare allarmismi inutili”, spiega una commerciante di pesce fresco, “ma nemmeno ignorare il problema”.

Il dibattito è aperto. Ma sotto la superficie del mare davanti a Pesaro, tra carte d’archivio e silenzi istituzionali, continua a nascondersi un’eredità pesante. Una storia che chiede risposte vere, e in fretta.

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