Sydney, 28 dicembre 2025 – Master Lock Comanche ha tagliato il traguardo della Rolex Sydney to Hobart ieri nel tardo pomeriggio australiano, conquistando la vittoria in tempo reale dopo una regata segnata da condizioni più dure del previsto. La barca americana, guidata da Matt Allen e James Mayo, ha coperto le 628 miglia in 2 giorni, 5 ore e 3 minuti, interrompendo la serie di successi consecutivi di Law Connect e lasciando dietro di sé una flotta provata dal vento e dal mare agitato.
Regata di bolina e ritiri a raffica
La partenza, alle 13 locali del 26 dicembre nella baia di Sydney, aveva regalato uno spettacolo da cartolina: brezza leggera, gennaker issati a prua, spettatori ammassati sulle scogliere di Watsons Bay e centinaia di barche a seguire la flotta. Ma poche ore dopo tutto è cambiato. Un vento teso dai quadranti meridionali – tra 25 e 30 nodi – ha imposto una lunga bolina verso sud, con onde corte e ripide che hanno messo a dura prova gli equipaggi. Il bilancio è netto: 33 ritiri su 128 partenti, un numero che racconta la durezza della cosiddetta Bluewater Classic.
Tra gli abbandoni più pesanti c’è quello di Wild Thing: la rottura di un bozzello della randa ha costretto Grant Wharington a fermarsi. “Non mi piacciono più le riparazioni di fortuna”, ha ammesso lo skipper australiano rientrando a Sydney. “Quando sopra la coperta hai un albero da quattro milioni di dollari, valuti tutto con più attenzione rispetto al passato”. Una scelta prudente che ha tolto dalla corsa uno dei maxi favoriti.
Duello a tre fino all’ultimo miglio
Con Wild Thing fuori dai giochi, la lotta per la Line Honours è rimasta tra i tre maxi da 100 piedi – Master Lock Comanche, Law Connect e SHK Scallywag – insieme al 27 metri americano Lucky. Nella notte italiana tra il 27 e il 28 dicembre, i tre maxi erano separati da meno di un miglio mentre bordeggiavano lungo la costa della Tasmania. Sembrava più un match race che una regata d’altura.
Solo nel tratto finale, con un bordeggio perfetto, Comanche ha preso il largo. Law Connect e SHK Scallywag hanno tagliato il traguardo rispettivamente con 47 e 71 minuti di distacco, segno di una battaglia combattuta fino all’ultimo bordo. Il tempo finale del vincitore – oltre due giorni – racconta anche di un’edizione lenta: il record della regata, stabilito proprio da Comanche nel 2017 (1 giorno, 9 ore e 15 minuti), resta lontano.
Il progetto Comanche e un equipaggio di campioni
Master Lock Comanche è un maxi yacht di 30 metri varato nel 2014, firmato da Marc Van Peteghem e Vincent Lauriot insieme a Guillaume Verdier. Non è un “100 piedi” come gli altri: il piano velico è arretrato rispetto ad altri maxi e la chiglia basculante (canting keel) è frutto di scelte nate dopo anni di regate oceaniche. L’anno scorso proprio la randa aveva costretto l’equipaggio al ritiro.
A bordo, Allen e Mayo hanno potuto contare su nomi di spicco della vela internazionale: l’inglese Andy Green (navigatore e voce storica delle telecronache), l’australiano Iain Murray e Adam Beashel, due volte protagonista dell’America’s Cup con Emirates Team New Zealand. Un team affiatato che ha saputo gestire le difficoltà del meteo e della concorrenza.
Tattersall Cup, Celestial V70 in testa
Se la Line Honours è andata a Comanche, la lotta per la Tattersall Cup – il trofeo per il miglior scafo in tempo compensato – sembra ormai nelle mani di Celestial V70 di Sam Haynes. Al rilevamento delle 10 italiane, la barca australiana aveva più di 280 miglia di vantaggio su Min River, ex Maserati 70 di Giovanni Soldini. Un margine che lascia pochi dubbi sul risultato finale.
La Rolex Sydney to Hobart conferma ancora una volta di essere una delle regate più dure del calendario internazionale. Nessun dramma come dodici mesi fa, ma il mare australe ha ricordato a tutti che le sue 628 miglia non si possono mai sottovalutare.