Mediterraneo in crisi: la pesca intensiva mette a rischio il futuro del mare

Roma, 15 febbraio 2026 – Gli oceani sono il vero motore del nostro pianeta: regolano il clima, producono gran parte dell’ossigeno che respiriamo, assorbono più del 90% del calore in eccesso causato dal riscaldamento globale e danno da mangiare a circa un miliardo e mezzo di persone. Eppure, come spiega Roberto Danovaro – ecologo esperto di sostenibilità, docente di Biologia marina all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Fondazione Patto con il Mare per la Terra – l’attività umana ha stravolto gli equilibri e il funzionamento dei mari. Nel suo nuovo libro, “Oceano futuro. Come sono cambiati i mari e come cambieranno le nostre vite” (Carocci, 2026), Danovaro racconta la lunga storia di quattro miliardi di anni degli oceani per mostrare come siamo arrivati fin qui e cosa possiamo ancora fare per cambiare rotta.

Oceani in allarme: cosa sta succedendo davvero

Secondo Danovaro, i mari non sono mai stati così fragili. “Abbiamo modificato profondamente la struttura degli ecosistemi marini”, ha detto ieri a Roma, durante la presentazione del libro nella sede della Fondazione. “L’inquinamento, la pesca eccessiva, l’acidificazione delle acque e il riscaldamento globale stanno mettendo a rischio non solo la biodiversità, ma anche la capacità degli oceani di sostenere la vita sulla Terra”. Una fotografia confermata anche dai dati dell’IPCC: dal 1970 a oggi, la temperatura media degli oceani è salita di circa 0,8 gradi Celsius, con effetti evidenti su barriere coralline, pesci e correnti marine.

Mediterraneo in crisi: la pesca intensiva va cambiata

Il Mediterraneo è uno degli esempi più chiari di questa emergenza, secondo Danovaro. “La pesca intensiva non regge più”, ha ammesso il biologo, spiegando che molte specie sono ormai vicine al collasso. “Bisogna sostituire la pesca intensiva con la coltivazione o l’allevamento di specie alla base della catena alimentare”, ha suggerito. In pratica, ripensare l’uso delle risorse marine puntando a rigenerarle. La FAO segnala che il 62% degli stock ittici del Mediterraneo è sovrasfruttato. “Solo così – ha concluso Danovaro – potremo sperare di cambiare davvero le cose”.

Il futuro degli oceani: rigenerare e prendersi cura

Il libro si concentra anche sulle soluzioni. “Non basta ridurre i danni fatti dall’uomo”, ha spiegato Danovaro. “Serve un approccio rigenerativo: restituire agli oceani quello che abbiamo tolto”. Tra le proposte ci sono limiti più severi alla pesca industriale, incentivi per un’acquacoltura più sostenibile e una tutela più efficace delle aree marine protette. “Serve un patto globale per il mare”, ha sottolineato il docente marchigiano, citando l’esperienza della Fondazione Patto con il Mare per la Terra. “Le scelte che faremo nei prossimi dieci anni saranno decisive”.

Dal mare alla tavola: cosa cambia per noi

I cambiamenti negli oceani toccano da vicino la nostra vita quotidiana. “Non è solo una questione ambientale”, ha ricordato Danovaro. “Il crollo delle popolazioni di pesci mette in pericolo la sicurezza alimentare di milioni di persone”. In Italia, secondo Coldiretti Pesca, il consumo pro capite di pesce è calato del 12% negli ultimi cinque anni, tra la diminuzione delle catture e l’aumento dei prezzi. Ma non è tutto: gli oceani assorbono circa un terzo delle emissioni di CO2 prodotte dall’uomo. Se questa funzione si indebolisse, il riscaldamento globale accelererebbe.

Un appello urgente: è ora di agire insieme

Danovaro chiude con un appello chiaro: “Non possiamo più ignorare la sofferenza dei nostri mari”. Per lui, serve una presa di coscienza collettiva, dai governi ai cittadini, per invertire una tendenza che rischia di compromettere il futuro del pianeta. “Abbiamo ancora margini di manovra”, ha detto, “ma il tempo stringe”. Fuori dalla sala, in via delle Botteghe Oscure, qualche passante si ferma a guardare la locandina dell’evento; dentro, invece, si respira un’aria di urgenza. Forse è proprio questa consapevolezza – fragile ma concreta – il primo passo per un nuovo rapporto tra uomo e oceano.

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