Roma, 17 novembre 2025 – Pino Insegno, volto molto noto della tv italiana, ha accettato un ruolo del tutto nuovo: diventare formatore per gli aspiranti agenti della polizia penitenziaria. È successo durante una due giorni organizzata dall’Università di Chieti, dove Insegno ha parlato davanti a 61 allievi vice direttori penitenziari e 42 agenti. L’evento è stato promosso dal Ministero della Giustizia e dalla scuola di specializzazione dell’esecuzione penale “Piersanti Mattarella”. Il suo messaggio, però, ha subito acceso il dibattito: “Basta con Mare fuori, mare dentro, mare di fianco con i comandanti finti. Serve una fiction vera sulla polizia penitenziaria”.
Insegno smonta gli stereotipi delle fiction carcerarie
Durante il suo intervento, Insegno ha mostrato chiaramente il suo fastidio per come la televisione racconta gli agenti penitenziari, soprattutto attraverso la serie di successo Mare fuori. “Bisogna far capire chi siete davvero: non siete solo secondini, non aprite e chiudete le carceri come San Pietro, ma vivete e lavorate ogni giorno chiusi dentro”, ha detto il conduttore romano. Secondo lui, le fiction semplificano troppo il ruolo di chi lavora in carcere, trasformandolo spesso in un cliché o in un ruolo secondario.
Il pubblico, fatto in gran parte da giovani agenti e funzionari, ha ascoltato con attenzione. “Raccontare le storie vere, quelle di umanità che ci sono dietro il vostro lavoro, far sì che i vostri figli possano dire con orgoglio che lavoro fate, perché spesso non lo sanno spiegare”, ha aggiunto Insegno, sottolineando quanto sia importante restituire dignità e complessità a questa professione poco capita.
Un incarico controverso, tra nomina e ombre del passato
Nei giorni scorsi è stata ufficializzata la nomina di Pino Insegno come collaboratore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Il suo curriculum è stato aggiornato con questa nuova qualifica, come ha riportato il quotidiano Domani. Ma la scelta ha sollevato qualche polemica, legata al passato personale del conduttore.
Secondo Domani, Insegno aveva un rapporto di amicizia con Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik, figura controversa del mondo ultras laziale e protagonista di vicende giudiziarie, fino al suo omicidio nel 2019. Questo dettaglio ha acceso dubbi sulla coerenza della sua nomina e sulla trasparenza dei criteri usati dal Ministero.
Formazione in movimento, ma con qualche ombra
L’evento di Chieti fa parte di un percorso più ampio di rinnovamento nella formazione degli operatori penitenziari. Tra i presenti c’era anche Antonio Fullone, nuovo direttore del reparto formativo, noto per essere il principale imputato nel caso delle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Un nome che ancora oggi suscita polemiche e richieste di chiarezza da parte delle associazioni per i diritti dei detenuti.
Nonostante tutto, il Ministero della Giustizia ha ribadito l’intenzione di puntare su una formazione più umana e aggiornata. “Vogliamo agenti preparati non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sul piano relazionale”, ha spiegato un funzionario presente all’incontro. Il coinvolgimento di figure esterne come Insegno è visto come un modo per avvicinare il mondo carcerario alla società.
Reazioni e futuro: un impegno da confermare
Al termine dell’incontro, Pino Insegno ha promesso impegno e vicinanza agli agenti: “Sarò sempre con voi, con grande affetto. Mi incastrano volentieri, anche nei miei corsi, riusciremo a incontrarci”, ha detto tra gli applausi. Resta da vedere se la sua presenza riuscirà davvero a cambiare l’immagine del lavoro nelle carceri o se le polemiche continueranno a dominare la scena.
Intanto, la discussione sulla rappresentazione della polizia penitenziaria nelle fiction italiane resta aperta. La richiesta – condivisa da molti – è di raccontare storie più vere, lontane dagli stereotipi. Perché dietro ogni uniforme c’è una persona, spesso invisibile agli occhi di tutti.