Quattro dighe siciliane piene: perché l’acqua viene sprecata in mare?

Palermo, 24 febbraio 2026 – In Sicilia, nonostante le piogge più abbondanti degli ultimi mesi rispetto agli anni passati, la situazione dell’acqua resta critica. Le dighe, infatti, anche se piene, vengono svuotate per motivi di sicurezza e manutenzione, lasciando l’isola in bilico tra emergenza e gestione ordinaria. Un paradosso che mette ancora una volta in luce la fragilità delle infrastrutture regionali e l’impatto dei cambiamenti climatici.

Dighe piene, ma l’acqua scappa via

A metà febbraio, la diga Castello, nell’Agrigentino, ha visto calare il livello dell’acqua per decisione dei tecnici. Una scelta necessaria, spiegano dalla Regione, per evitare rischi strutturali dopo le piogge intense. Situazione simile a Castelvetrano, dove la diga Trinità è stata parzialmente svuotata. “Non possiamo mettere a rischio la sicurezza delle persone che vivono a valle”, ha detto un funzionario del Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti. Eppure, mentre si scaricano i bacini, nei paesi vicini si continua a parlare di razionamenti e autobotti.

Infrastrutture vecchie, manutenzioni mai fatte

Il vero problema sono le infrastrutture obsolete. Molte dighe siciliane, costruite tra gli anni Sessanta e Ottanta, non hanno mai visto interventi strutturali importanti. “Stiamo gestendo impianti pensati per un clima diverso da quello di oggi”, ha ammesso un tecnico della Protezione Civile regionale. Le piogge più forti degli ultimi inverni, legate ai fenomeni estremi che ormai colpiscono il Mediterraneo, hanno messo sotto pressione argini e paratoie. Solo quando l’acqua sale, vengono allo scoperto le crepe e le criticità rimaste nascoste per anni.

Piove di più, ma l’acqua non basta

Secondo l’Osservatorio ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni), tra dicembre 2025 e febbraio 2026 in Sicilia sono caduti in media 180 millimetri di pioggia, contro i 120 degli ultimi cinque anni. Eppure, l’acqua disponibile per uso civile e agricolo non è aumentata di pari passo. “Il problema non è solo quanta acqua cade, ma come riusciamo a conservarla e distribuirla”, ha sottolineato il presidente regionale di Coldiretti. In alcune zone rurali del Nisseno e dell’Ennese, gli agricoltori si lamentano ancora di turni d’irrigazione e forniture a singhiozzo.

Paure e proteste nelle comunità

A Cammarata, piccolo centro vicino alla diga Castello, la notizia dello svuotamento ha creato preoccupazione tra gli abitanti. “Abbiamo visto l’acqua scorrere via dal canale di scarico – racconta Salvatore, pensionato del posto – e ci siamo chiesti se non fosse uno spreco”. I comuni chiedono chiarezza sui criteri di gestione dei bacini. “Serve un piano straordinario per la manutenzione delle dighe”, ha ribadito il sindaco di Sambuca di Sicilia durante un incontro pubblico venerdì scorso.

La Regione promette interventi urgenti

La Regione Siciliana ha annunciato un controllo straordinario su tutte le dighe principali dell’isola. L’assessore all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità, Roberto Di Mauro, ha spiegato che “sono già stati messi a disposizione 40 milioni di euro per interventi urgenti su paratoie e sistemi di monitoraggio”. Ma i tempi restano incerti: molte gare d’appalto sono ancora in fase preliminare e i lavori potrebbero partire solo dopo l’estate.

Un equilibrio sempre più fragile

Nel frattempo, la Sicilia continua a navigare tra emergenza idrica e rischio alluvioni. Gli esperti avvertono che senza una strategia concreta per adattarsi ai nuovi cambiamenti climatici – fatta di manutenzioni regolari, investimenti e innovazioni – il paradosso di avere acqua che non si può usare diventerà la norma. “Non basta aspettare che piova”, ha concluso un ingegnere idraulico della Regione. “Serve una gestione moderna delle risorse idriche, altrimenti resteremo sempre alla mercé degli eventi”.

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