Gallipoli, 30 gennaio 2026 – Il Consiglio superiore dei Beni culturali ha dato il via libera a uno stanziamento di 780 mila euro per il recupero e la messa in sicurezza del relitto di una nave romana affondata vicino a Torre Sinfonò, tra le acque di Gallipoli e Mancaversa. L’intervento, inserito nel programma triennale dei lavori pubblici, mira a salvare uno dei reperti più importanti del commercio marittimo antico nel Salento, risalente – secondo gli archeologi – al I secolo a.C.
Soldi in arrivo per salvare il relitto romano
Il finanziamento, annunciato nelle ultime ore dal deputato salentino Saverio Congedo (Fratelli d’Italia), è la parte più consistente di un pacchetto da 870 mila euro che il Ministero della Cultura ha destinato alla provincia di Lecce per il triennio 2025-2027. Gli altri poco più di 92 mila euro andranno al progetto “Città parallela”, dedicato a valorizzare il cimitero monumentale di Lecce. “Ringrazio il Governo Meloni e il ministro Giuli per questo importante stanziamento – ha detto Congedo – che servirà a proteggere e promuovere il nostro patrimonio artistico e ad attirare nuovi visitatori”.
Un tesoro sommerso tra Gallipoli e Mancaversa
Il relitto, scoperto per la prima volta nel 1991 vicino a Posto li Sorgi, si trova a circa 40 metri di profondità. Sono i resti di una nave oneraria romana, lunga una ventina di metri, con due gruppi di ancore in ferro e un carico di centinaia di anfore. Le anfore, ancora visibili, tracciano la sagoma dell’antico mercantile sul fondo sabbioso della Baia del Pizzo. Secondo gli esperti, la nave trasportava probabilmente migliaia di anfore piene di vino, destinate alle coste di Francia o Spagna.
Indagini subacquee e ipotesi sulla tragedia
Il sito è stato studiato con diverse indagini subacquee negli ultimi trent’anni. Il professor Giuliano Volpe, ordinario di Archeologia all’Università di Foggia, spiega: “Le anfore erano impilate una sull’altra; quelle in alto si sarebbero staccate durante il naufragio, cadendo sullo scafo e coprendolo”. La causa dell’affondamento resta un mistero: forse una tempesta improvvisa, forse un attacco. Ma il carico così grande conferma quanto fosse importante la rotta commerciale che collegava il Salento ai porti principali del Mediterraneo occidentale.
Tutela e sicurezza di un patrimonio subacqueo
La profondità e la posizione rendono ogni intervento complicato. Da anni la zona è sotto stretta sorveglianza della Soprintendenza per la tutela del patrimonio culturale subacqueo. Dopo diversi ritrovamenti in Puglia, i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari hanno fatto varie indagini nell’area, con l’aiuto di sub esperti. La Capitaneria di porto ha emesso un’ordinanza che vieta immersioni e la sosta di barche in quel tratto di mare.
Recupero e futuro: cosa ci aspetta
Il progetto finanziato dal Ministero della Cultura prevede non solo lo scavo e il recupero urgente del carico, ma anche la messa in sicurezza dell’intero relitto. L’obiettivo è chiaro: conservare un patrimonio unico e far conoscere a tutti la storia marittima del Salento. “È una testimonianza importante del commercio antico nell’area ionico-salentina”, sottolinea Volpe. Solo dopo il recupero si potrà decidere se alcune delle anfore finiranno nei musei locali o resteranno sul fondo, protette da nuove tecnologie.
Il mare davanti a Gallipoli continua a restituire pezzi preziosi del passato. E stavolta, grazie ai nuovi fondi, il rischio che tutto vada perso sembra davvero più lontano.