Reggio Calabria, 8 gennaio 2026 – Il rapporto tra Reggio Calabria e il mare resta una ferita aperta. A dirlo è il movimento civico Onda Orange, che nelle ultime settimane ha riacceso il dibattito sulla vera identità della città affacciata sullo Stretto. La domanda, semplice ma scomoda, è questa: Reggio si sente davvero una città di mare? Un tema che tocca da vicino identità, storia e scelte per il futuro.
Reggio e il mare: un legame che traballa
Se guardiamo la cartina, Reggio Calabria è naturalmente una città sul mare. Ma, come sottolineano i promotori di Onda Orange, la realtà è più complicata. “Se guardiamo ai simboli e alle tradizioni – dicono – il legame con il mare è debole. La figura religiosa più importante, la Madonna della Consolazione, vive per gran parte dell’anno sulle alture dell’Aspromonte. Il culto popolare si concentra sulla Madonna di Polsi, legata all’interno”. Anche la cucina, aggiungono, racconta una storia simile: “I piatti tipici vengono soprattutto dalla montagna, con solo qualche sporadica incursione dal mare”.
Non si tratta solo di cultura. Per Onda Orange, è una contraddizione profonda: “Reggio è una città di mare che per secoli ha guardato verso l’interno”. Solo negli ultimi decenni si è tentato di ricostruire un rapporto vero con lo Stretto.
Una storia di distanze
Le radici di questa distanza affondano nella storia. Per lungo tempo il mare è stato visto come un pericolo: una porta aperta alle invasioni. Per questo la città si è difesa con mura e fortificazioni. Quando le mura sono cadute, è arrivata un’altra barriera: la ferrovia. “La linea ferroviaria – ricordano da Onda Orange – ha diviso fisicamente la città dalla sua costa”.
Solo con la costruzione del lungomare Falcomatà, negli anni ’90, Reggio ha ritrovato un contatto diretto e visibile con il mare. Un passo importante, certo. Ma per Onda Orange il riavvicinamento è ancora incompleto: “Il legame emotivo, culturale e pratico con la costa resta fragile e disomogeneo”.
Balneabilità e scarichi: problemi che tornano ogni estate
Le questioni legate alla balneabilità e agli scarichi in mare spariscono dai discorsi per quasi tutto l’anno, per poi tornare a galla puntualmente d’estate. “È un modo di affrontare il problema che non porta da nessuna parte – denunciano dal movimento – senza mai toccare le radici di una crisi che dura da troppo tempo”. Molte zone di costa restano off limits per i bagnanti. Nel frattempo, non mancano gesti simbolici, come i tuffi di Capodanno delle autorità. “Ma rischiano di ridurre tutto a un episodio isolato, senza cambiare davvero le cose”.
Nel centro storico e lungo il nuovo parco lineare sud, gli scarichi rendono difficile per cittadini e turisti godersi un tratto di costa che, dal punto di vista paesaggistico, è ancora di grande valore.
Museo del Mare: opportunità o scatola vuota?
Reggio ha bisogno di tornare a pensarsi come città dello Stretto e del Mediterraneo. In questo senso, il futuro Museo del Mare potrebbe essere una carta importante da giocare. Ma Onda Orange avverte: “Ci vuole rigore scientifico, una storia chiara da raccontare e una visione concreta. Altrimenti rischia di diventare l’ennesimo progetto ambizioso che resta solo sulla carta”.
Le prime idee, come quella di dedicare il museo a Gianni Versace, sollevano dubbi. “Sappiamo quanto lo stilista conti per la memoria della città – spiegano – ma il suo legame con il mare, che dovrebbe essere il tema centrale, non è chiaro”.
Una nuova storia per Reggio
Per Onda Orange, il Museo del Mare deve essere un luogo vivo, capace di raccontare non solo la storia ma anche il presente e il futuro di Reggio. Un punto di partenza per riflettere sulla posizione di questa città, al centro del Mediterraneo. “Dare un senso preciso a questo spazio – concludono – vuol dire avviare un vero cambiamento nel rapporto tra Reggio e il suo mare”. Solo così lo Stretto potrà tornare a essere un orizzonte e un’opportunità per tutta la comunità reggina.