Riccione Capitale del Mare: l’associazione che protegge il nostro patrimonio marino e costiero

Riccione, 28 febbraio 2026 – L’associazione Blennius Riccione si schiera al fianco della candidatura di Riccione Capitale italiana del Mare 2026. Un progetto che vuole cambiare il modo in cui la città guarda al mare Adriatico, puntando su ricerca scientifica, tutela dell’ambiente ed educazione. Riccione, già premiata con la Bandiera Blu 2025 dalla Foundation for Environmental Education, rafforza così la sua reputazione di località attenta alla sostenibilità e alla qualità delle acque, guardando al passato ma anche al futuro.

Riccione racconta l’Adriatico tra scienza e cittadinanza

Nel cammino verso il titolo di Capitale italiana del Mare, Riccione propone una storia diversa, che unisce cultura, ambiente e partecipazione. L’associazione Blennius Riccione, nata proprio sulle rive dell’Adriatico, vuole “far emergere la parte più profonda del mare”, quella che spesso resta nascosta sotto la superficie. Da anni, i suoi volontari documentano con foto, video e immersioni la vita dei fondali, soprattutto nelle zone delle barriere soffolte create per fermare l’erosione della costa.

“Abbiamo cominciato osservando le prime barriere artificiali – racconta Marco Fabbri, presidente di Blennius – e ci siamo resi conto che il mare di Riccione nasconde una ricchezza biologica spesso sconosciuta”. Le immagini raccolte sono state condivise con scienziati e cittadini, offrendo uno sguardo nuovo sull’Adriatico di casa nostra.

Blennius tra tutela e divulgazione

L’associazione non si limita a esplorare. Blennius organizza incontri, passeggiate lungo la battigia e proiezioni di immagini subacquee per mostrare una Riccione diversa, dove natura e intervento umano trovano un equilibrio. Insieme a enti pubblici e privati, vengono messi in piedi convegni e iniziative per tenere d’occhio la costa, combattere l’erosione e proteggere la fauna marina.

“Vogliamo coinvolgere la gente – spiega Fabbri – perché solo conoscendo il mare si può davvero rispettarlo”. Le attività si svolgono spesso tra il porto canale e la zona sud della città, con appuntamenti che richiamano sia chi vive qui sia i turisti, soprattutto d’estate.

Scienza e tecnologia per un mare più sicuro

Per il 2026, Blennius ha in programma un calendario ricco che unisce educazione, scienza e cultura. Sono previste escursioni guidate in snorkeling, immersioni con autorespiratore e apnea per osservare da vicino le barriere soffolte, i sistemi Reef Ball e WMesh. Queste uscite aiuteranno a monitorare i cambiamenti stagionali delle specie marine e i loro cicli di riproduzione.

Oltre al lavoro in acqua, l’associazione userà strumenti tecnologici all’avanguardia: postazioni per il rilevamento dati e immagini in tempo reale, droni subacquei e sistemi di osservazione a distanza. “La tecnologia ci permette di controllare i fondali anche quando il mare o il tempo non lo consentono”, sottolinea il responsabile scientifico di Blennius.

Sostenibilità e partecipazione: la sfida di Riccione

L’idea è chiara: unire l’esperienza diretta, i dati scientifici e la tecnologia per far vivere il mare in modo più consapevole e responsabile. Un messaggio che si sposa con gli obiettivi della candidatura di Riccione a Capitale italiana del Mare 2026: puntare su sostenibilità, sicurezza e inclusione.

L’amministrazione comunale ribadisce che “collaborare con realtà come Blennius è fondamentale per costruire una città che vive il mare non solo come attrazione turistica, ma come un patrimonio da conoscere e proteggere”. Nel percorso verso il 2026, sono in programma altre iniziative aperte a scuole, famiglie e visitatori, per rafforzare il legame tra comunità e ambiente marino.

In attesa della decisione finale, Riccione continua a investire su una visione che guarda all’Europa e al futuro: un futuro dove il mare non è solo uno sfondo, ma il cuore pulsante della vita cittadina.

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