Roma, 5 giugno 2024 – Tagliare oggi le emissioni di gas serra può evitare un aumento del livello del mare fino a 64 centimetri entro il 2300, secondo un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change. A firmare la ricerca è un gruppo internazionale di climatologi che avverte: le scelte fatte nei prossimi venticinque anni saranno decisive. Il destino degli oceani nei secoli a venire si gioca proprio adesso.
Emissioni di oggi, mare in aumento domani
Gli autori, tra cui il climatologo Jonathan Gregory dell’Università di Reading, spiegano che oceani e ghiacciai reagiscono ai cambiamenti climatici con tempi lunghi, che vanno dai decenni ai millenni. Questo significa che anche se domani si smettesse di emettere gas serra, il livello del mare continuerebbe comunque a salire per molti secoli. Nel rapporto si legge che “le emissioni fino al 2020 hanno già causato circa 29 centimetri di aumento globale medio” rispetto al periodo 1995-2014.
Secondo gli scienziati, ogni tonnellata di CO₂ emessa “porta con sé” un innalzamento aggiuntivo del mare nei secoli a venire. Un meccanismo lento ma inarrestabile. Gregory sottolinea: “Ogni grado in più di riscaldamento legato alle emissioni cumulative alza in modo irreversibile il livello del mare”.
Decisioni che contano nei prossimi decenni
Il punto di svolta è fissato entro il 2050. Se continueremo con le attuali politiche climatiche, il mare potrebbe salire di altri 30 centimetri (con una forbice tra 20 e 50 centimetri) entro il 2300, oltre a quanto già causato fino al 2020. Se invece le emissioni non si ridurranno fino al 2090, l’aumento potrebbe arrivare addirittura a 80 centimetri in più (tra mezzo metro e un metro e quaranta), avvertono i ricercatori.
La chiave sta in una riduzione drastica delle emissioni, in linea con l’obiettivo di contenere il riscaldamento a 1,5 gradi previsto dall’Accordo di Parigi. Solo così si potrebbe evitare fino a 64 centimetri di innalzamento del mare rispetto allo scenario attuale. “Solo così si potrà evitare un danno irreversibile per le future generazioni”, ha commentato Sophie Nowicki, coautrice e docente all’Università di Buffalo.
Oceani lenti, impatti che durano
Il meccanismo è noto: gli oceani accumulano calore molto lentamente, mentre i ghiacci continentali rispondono con ritardo al riscaldamento. Anche fermando le emissioni, “la risposta lenta di oceani e ghiacciai alle temperature elevate porta a un innalzamento del livello del mare che durerà per secoli”, si legge nel rapporto.
Il problema non è uguale ovunque. Nel Pacifico, ad esempio, “l’aumento del livello del mare potrebbe superare la media globale del 10%”, soprattutto per l’influsso dell’Antartide. Le piccole isole e le zone costiere più fragili rischiano così di essere le prime a pagare il prezzo più alto.
Giustizia climatica e scelte per il futuro
Non si tratta solo di ambiente, ma anche di giustizia sociale. Molte delle aree più a rischio hanno contribuito poco alle emissioni globali. “È una questione sociale prima ancora che ambientale”, ha ammesso Nowicki. Gli studiosi ammettono che restano punti oscuri, soprattutto su come reagiranno i ghiacci antartici. Ma aspettare non è più un’opzione: “Solo guardando all’impatto che durerà secoli si capisce quanto pesano le emissioni di oggi sul livello del mare”.
La conclusione degli esperti è chiara: serve un doppio impegno, tagliare subito le emissioni e prepararsi ad affrontare gli effetti a lungo termine. Il livello del mare continuerà a salire, questo è certo. Ma quanto e per quanto dipende dalle scelte che faremo oggi.