Riflessioni sul morire: un viaggio tra la barca e il mare

Bergamo, 2 novembre 2025 – Questa mattina, alle 8:50, la parrocchia di Seriate si è raccolta insieme alle Sorelle Clarisse di Boccaleone per una celebrazione dal doppio significato: la XXXI domenica del Tempo Ordinario coincide infatti con la Commemorazione dei fedeli defunti. Un momento che, come ha ricordato il parroco don Marco Rota, “porta con sé il ricordo di chi non c’è più e la speranza che nasce dalla fede”.

Seriate e il rito funebre: una realtà quotidiana

Seriate, una città di oltre 25.000 abitanti alle porte di Bergamo, vive la morte come una presenza costante. “Ogni anno celebriamo circa 200 funerali religiosi”, racconta don Marco. Lui e i suoi confratelli seguono ogni passaggio: dall’incontro con le famiglie, alla funzione in chiesa, fino alla benedizione al cimitero. Oggi, sempre più spesso, non si accompagna più una bara ma un’urna cineraria. “Cerchiamo di essere vicini a chi soffre, portando la speranza che nasce dalla fede”, aggiunge il parroco.

La morte oggi: tra generazioni e modi di affrontarla

Come si vive oggi la morte? Don Marco osserva che il dolore per una perdita resta sempre forte, “una ferita che non si cancella”. Ma nota una differenza netta tra generazioni. Gli anziani, che hanno già attraversato lutti e passaggi difficili, cercano ancora un senso nella fede, affidandosi alle parole della liturgia: “La vita non è tolta, ma trasformata”. I giovani, invece, sembrano allontanare il pensiero della morte. “Mi è capitato di vedere nipoti che durante la benedizione ridevano, chattavano o chiedevano quanto sarebbe durata la funzione”, racconta. Un atteggiamento che spesso imbarazza i genitori e lascia perplessi i sacerdoti.

Sperare oltre il presente: una sfida difficile

Non è solo una questione di rispetto, precisa don Marco. C’è piuttosto una difficoltà diffusa a guardare al futuro, a immaginare qualcosa oltre il presente. “Senza una scelta di fede – spiega – sembra che l’unico tempo che conta sia quello di oggi”. Questa precarietà si riflette anche nelle difficoltà lavorative e personali dei giovani: “La mancanza di prospettive soffoca tutto nel presente e rende difficile sperare in qualcosa di buono per il domani”.

La Chiesa cerca risposte: il testamento di don Sergio Colombo

Davanti a questa realtà, la Chiesa si interroga e prova a trovare nuovi modi per parlare di speranza. Don Marco confessa che ogni giorno cerca di trasmettere fiducia e conforto. Sulla sua scrivania c’è il testamento spirituale di don Sergio Colombo, sacerdote bergamasco scomparso nel 2019 e molto amato in diocesi. Alcune parole di quel testo sono diventate per lui un punto di riferimento: “Mi avete visto alcune volte piangere. Ma vi assicuro che sono state quasi sempre lacrime di dolcezza: la commozione di vedere tornare le persone e le cose belle della vita… È la dolcezza di questi lunghi addii che mi dà la forza di mettermi, con tremore, rannicchiato ai piedi del Signore Gesù… aspettando che la sua Parola mi risvegli con i miei fratelli”.

Non perdere la fiducia: un messaggio per tutti

In queste parole, don Marco trova il coraggio di continuare a parlare di speranza, anche quando sembra difficile. “Ho voglia di ritrovare alcune persone il cui distacco mi ha lacerato”, scriveva don Sergio. E ancora: “Sono curioso di vedere cosa Dio saprà darmi in più di quanto mi ha già dato in questa vita”. Un sentimento che attraversa la comunità di Seriate nei giorni della commemorazione dei defunti: tra nostalgia e desiderio di futuro, tra il dolore della perdita e la ricerca di un senso più profondo.

Nel silenzio della chiesa, tra i banchi ancora pieni dopo la messa del mattino, restano domande e attese. Ma anche la consapevolezza – come ricorda il parroco – che “la speranza non è solo un sentimento privato: è un dono da coltivare insieme, nella fede e nella memoria”.

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