Rifugio dei delfini di San Paolo: l’ultimatum per le opere a mare a Taranto

Taranto, 6 novembre 2025 – Sono state completate le opere a mare del San Paolo Dolphin Refuge di Taranto, il primo centro nel Mediterraneo dedicato alla cura e alla riabilitazione dei cetacei provenienti da delfinari e acquari. L’annuncio è arrivato oggi durante il media day, tenutosi nella vasca principale del rifugio, un bacino di 1.600 metri quadrati, e negli spazi rinnovati di Palazzo Amati, sede del Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei Ketos. Il progetto, promosso dall’ente di ricerca Jonian Dolphin Conservation e sostenuto dalla Fondazione con il Sud, segna un importante passo avanti nella tutela degli animali marini e nella riconversione etica delle strutture che li hanno tenuti in cattività.

Un rifugio senza precedenti nel Mediterraneo

Il San Paolo Dolphin Refuge si trova in un’area di circa sette ettari di mare, protetta dall’isola di San Paolo, la più piccola delle Cheradi. Qui, dicono i promotori, i delfini potranno vivere in condizioni molto più vicine al loro ambiente naturale. “La struttura deve ancora chiudere l’ultimo capitolo”, ha spiegato Carmelo Fanizza, fondatore e responsabile del rifugio. “Nelle prossime settimane installeremo il laboratorio galleggiante e il rifugio sarà pronto. Solo allora faremo richiesta al Ministero dell’Ambiente per ottenere l’ultima autorizzazione, quella che darà al centro la qualifica ufficiale di giardino zoologico”.

Fanizza ha aggiunto che l’iter burocratico richiederà circa sei mesi. L’obiettivo è accogliere i primi delfini già nel 2026. La struttura può ospitare fino a 17 esemplari, ma in media ne saranno accolti sei-otto, provenienti da strutture incapaci di offrire loro condizioni adeguate.

Un investimento che guarda alla città

Il progetto ha richiesto un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro, destinati sia al centro Ketos che al rifugio vero e proprio. Marco Imperiale, direttore generale della Fondazione con il Sud, ha sottolineato come l’iniziativa sia stata possibile anche grazie a un accordo preliminare con il Comune di Taranto. “La Fondazione non ha solo messo i soldi sul tavolo”, ha spiegato Imperiale, “ma si è impegnata anche a seguire il progetto per dieci anni, per costruire un modello che oggi è sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico”.

Per Imperiale, il San Paolo Dolphin Refuge non è soltanto una novità per la tutela degli animali marini, ma rappresenta anche una risorsa concreta per la città. “Porta ricchezza e lavoro a Taranto”, ha detto il direttore generale della Fondazione con il Sud. Un elemento importante in una realtà che da anni cerca nuove strade per la sua rinascita economica e ambientale.

La sfida: una nuova vita per i delfini

La missione del rifugio è chiara: offrire una vita nuova, più etica e rispettosa ai delfini nati o vissuti a lungo in cattività. Gli animali che arriveranno a Taranto saranno seguiti da biologi marini e veterinari specializzati, con l’obiettivo di aiutarli a recuperare le loro capacità naturali e, dove possibile, a reinserirli in ambienti meno artificiali.

Durante la visita di oggi, i giornalisti hanno potuto vedere da vicino la vasca principale e la nuova “control room”, il cuore tecnologico della struttura. Nei corridoi di Palazzo Amati si sono incrociati operatori, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni locali. Qualcuno ha commentato sottovoce: “Era ora che anche qui si facesse qualcosa di diverso per questi animali”.

Il conto alla rovescia per il 2026

Il completamento delle opere a mare segna una tappa importante, ma non è la fine del percorso. Nei prossimi mesi saranno installate le ultime attrezzature e partirà l’iter per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie. Solo allora il San Paolo Dolphin Refuge potrà accogliere i suoi primi ospiti.

L’attesa si taglia con il coltello tra chi lavora al progetto. “Siamo pronti a dimostrare che un altro modello è possibile”, ha confidato uno dei biologi presenti all’inaugurazione. Per Taranto, spesso legata a emergenze ambientali, è un segnale nuovo. Un piccolo ma concreto passo verso un rapporto diverso tra uomo e mare.

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