Brindisi, 14 novembre 2025 – La nautica pugliese continua a spingere l’economia del mare, con Brindisi che si conferma fulcro di una strategia mirata a rafforzare il ruolo della regione nell’Adriatico e nel Mediterraneo. Ieri, nel porto cittadino, tra i moli dei Seni di Levante e di Ponente, si sono incontrati imprenditori, istituzioni e operatori del settore per parlare di prospettive, sfide e nuove opportunità. Un confronto arrivato in un momento cruciale, mentre la Puglia si prepara alle elezioni regionali e la “blue economy” cresce a ritmo costante.
Brindisi guida la blue economy pugliese
Durante l’evento sono stati presentati dati che confermano Brindisi tra le città italiane con il maggior peso economico della blue economy. Un traguardo che passa anche dalla forza della piccola nautica, un settore in cui la provincia si distingue grazie a una filiera variegata: cantieristica, arredi in legno e vetroresina, assistenza motori e impianti di condizionamento. “Vogliamo mettere la nautica al centro dell’agenda del prossimo governo regionale”, ha detto Giuseppe Meo, presidente dello SNIM, sottolineando l’urgenza di puntare su cantieristica, formazione, sostenibilità e porti turistici.
Formazione, innovazione e lavoro: le sfide del settore
Il comparto nautico pugliese si trova davanti a due sfide importanti, come hanno spiegato i relatori – tra cui Dario Montanaro (Consorzio Nautico di Puglia), Giuseppe Danese (Confindustria e Distretto della Nautica), Donato Di Palo (Piloda Shipyard), Angelo Contessa (Ance Brindisi), Marco Carvignese (CNA Nautica Puglia) e l’esperto di formazione Simone Quaranta. Bisogna trasformare le potenzialità in occasioni reali per le aziende e dare ai giovani nuove possibilità di lavoro. “La formazione deve preparare davvero a salpare”, ha ribadito Quaranta, puntando sui corsi pratici e non solo sull’esame finale.
Un passo avanti importante è stata l’introduzione della patente D1, che permette di navigare di giorno entro sei miglia dalla costa su barche fino a 12 metri, con limiti precisi di potenza. L’obiettivo è riavvicinare i giovani al mare. Accanto a questa novità, ci sono nuove regole per la sicurezza, che spingono il diportista a gestire meglio le emergenze in autonomia.
Cantieristica: riconoscere le competenze artigiane
Nel dibattito è emerso come dietro la costruzione di uno yacht ci siano almeno quaranta lavorazioni diverse, spesso classificate in modi differenti. Per questo gli operatori chiedono di definire con chiarezza ruoli e competenze dell’operatore nautico, per dare valore a un settore che è tra i pilastri del Made in Italy. “Non si può sostituire la capacità artigianale delle piccole imprese”, ha spiegato Danese, ricordando come la tradizione locale si sia saputa unire all’innovazione dei grandi cantieri.
Porti turistici, un futuro da villaggi sul mare
Il discorso si è poi spostato sui porti turistici. L’idea è trasformarli in veri e propri villaggi, con residenze, hotel, spa, club sportivi e servizi anche per chi vive nei quartieri vicini. Un modello che vuole unire porto e città, creando nuove opportunità di sviluppo economico e sociale.
Si è parlato anche di efficienza energetica, con l’obiettivo di rendere tutto il settore più sostenibile, adottando materiali nuovi e tecnologie digitali. “La transizione energetica, digitale ed economica è una sfida che non possiamo ignorare”, ha detto Meo, sottolineando l’urgenza di adeguarsi a un cambiamento che riguarda tutte le filiere.
Norme e futuro: semplificare per crescere
Il settore sta vivendo un momento di aggiornamenti normativi: dal concetto europeo di “coastal areas” al nuovo sistema telematico per la nautica da diporto, fino alla riforma del regolamento attuativo del Codice della Nautica. Cambiamenti pensati per semplificare le procedure e aiutare le imprese pugliesi a farsi strada sui mercati esteri.
Con oltre 800 chilometri di costa, la Puglia si conferma un protagonista nazionale ed europeo: l’Italia è oggi terza in Europa per valore aggiunto generato dalla blue economy. Ma, come è stato ricordato in chiusura, “non bisogna dimenticare le potenzialità dello shipping che il porto di Brindisi può ancora sfruttare”. Solo così il mare resterà una risorsa viva per il territorio e per chi ci vive.