Scoprire Niue: il tesoro nascosto del Pacifico del Sud

Auckland, 19 febbraio 2026 – Una traversata a vela nel cuore del Pacifico meridionale, partita dalla Nuova Zelanda e conclusa sull’isola di Niue, ha segnato un’avventura unica per Miranda Baker ed Elliot, amici e compagni di viaggio. Dopo due anni di preparativi e nove mesi passati sotto la pioggia a sistemare la loro Fortaleza, una barca d’acciaio di 48 piedi del 1985, i due sono salpati da Marsden Cove Marina in una limpida mattina d’inverno, salutando amici e parenti tra urla e ondeggiamenti.

Dalla Nuova Zelanda a Minerva Reef: il richiamo dell’oceano

L’obiettivo iniziale era arrivare alle tradewinds del Pacifico, quelle venti regolari che promettono una navigazione più agevole. Miranda, che non aveva mai affrontato una traversata lunga, si è affidata all’esperienza di Elliot, che di miglia ne aveva già fatte parecchie. La rotta prevedeva una tappa a Minerva Reef, un atollo sommerso famoso tra i navigatori come un rifugio in mezzo all’oceano, prima di puntare verso Tonga.

Il viaggio è stato scandito da turni alternati, onde regolari e incontri fugaci: una sola barca vista in giorni di navigazione, qualche branco di delfini curioso e tramonti infuocati che lasciavano il posto a mattine cariche di speranza. A metà strada tra Minerva e la Nuova Zelanda, in pieno oceano, si sono concessi un bagno in acque profonde quattro chilometri, immersi in un silenzio irreale. “È stato il momento più spaventoso a livello mentale che abbia mai vissuto”, ha raccontato Miranda.

Minerva Reef: tra coralli e squali

Dopo quattro giorni e trenta ore di motore forzato, Fortaleza ha ancorato nella laguna di Minerva Reef. Il fondale qui si alza bruscamente dai duemila metri dell’oceano a pochi metri sotto la superficie. Non c’è terra emersa, solo rocce che affiorano con la bassa marea e onde che si infrangono lungo l’arco invisibile della barriera.

Sotto l’acqua, però, il paesaggio cambia: canali profondi venti metri tagliano il reef, creando passaggi per pesci di ogni tipo. Miranda racconta di tartarughe timide, cernie imponenti e squali pinna bianca che pattugliano curiosi. Due giorni immersi tra i coralli, poi la decisione difficile di ripartire: “Sapevamo che probabilmente non saremmo mai più tornati”.

Verso Niue: imprevisti e attese

Il vento da sud-ovest – raro a giugno – ha dato l’occasione per puntare verso Niue, una piccola isola corallina a sei giorni di navigazione da Minerva. Lungo la rotta il mare si è fatto instabile: venti leggeri, rollio continuo e qualche guasto tecnico. Un perno del boma trovato sul ponte ha rischiato di compromettere il viaggio, ma con qualche attrezzo e molta inventiva Elliot ha sistemato tutto.

Dopo quattordici giorni senza mettere piede a terra, Niue è apparsa all’orizzonte. L’arrivo però non è stato semplice: pioggia torrenziale e venti forti hanno reso difficile l’ormeggio alle boe sulla costa ovest dell’isola. “Non sapevamo se le boe fossero sicure”, ha spiegato Miranda. Dopo un tentativo fallito di sbarcare, hanno dovuto cercare riparo sulla costa est, dove però non è permesso ancorare.

L’attesa sull’oceano e lo sbarco a Niue

Per cinque giorni la barca è rimasta alla deriva in un’area di novanta miglia a nord dell’isola, aspettando che il mare si calmassero. “Abbiamo cucinato scones e ascoltato musica, sperando di attirare le balene”, racconta Miranda. Solo al ventunesimo giorno una brezza da est ha permesso loro di rientrare verso Niue.

Lo sbarco è stato tutt’altro che semplice: niente spiagge o rampe per le barche, solo un grande molo di cemento e una gru industriale alta venti metri. Elliot ha manovrato il tender sotto la gru mentre Miranda gestiva i comandi dalla banchina. “Sembrava tutto incredibilmente rischioso”, ammette lei.

Niue: un’isola fuori dal tempo

Niue ospita meno di duemila abitanti su una superficie di appena 45 chilometri di circonferenza. Le scogliere si tuffano a picco in un oceano profondo duemila metri; le balene passano vicino alla costa durante le migrazioni. Una sola nave porta viveri ogni mese, e un volo settimanale collega l’isola alla Nuova Zelanda.

Miranda ed Elliot hanno passato tre giorni esplorando grotte d’acqua dolce, foreste e spiagge nascoste, insieme ad altri navigatori incontrati sul posto. “C’è persino una prigione dove i detenuti escono la mattina per giocare a golf”, racconta Miranda con un sorriso. Il Niue Yacht Club è un edificio senza soci ma con docce funzionanti.

Quando il vento è tornato a soffiare da sud-ovest, è stato il momento di ripartire verso Tonga. “Lasciare Niue è stato difficile”, conclude Miranda. “Ma il richiamo dell’oceano resta più forte che mai”.

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