Sydney, 19 dicembre 2025 – Questa mattina, centinaia di surfisti si sono radunati nelle acque di Bondi Beach, a Sydney, per ricordare le vittime dell’attacco durante una festa ebraica sulla famosa spiaggia. Un gesto semplice ma carico di significato: uomini e donne, giovani e meno giovani, si sono messi in cerchio, in piedi sulle loro tavole da surf. L’iniziativa è nata spontanea tra le comunità locali e ha raccolto consensi da tutta la città. Domenica sarà lutto nazionale in Australia, ha annunciato il primo ministro Anthony Albanese.
Bondi Beach: un cerchio di surfisti per non dimenticare
Alle 7.30, con la luce ancora fioca e l’aria frizzante, i primi surfisti sono entrati in acqua. Bondi Beach, simbolo di Sydney, si è trasformata in un luogo di raccoglimento. In poco tempo il gruppo è cresciuto: famiglie intere, ragazzi con le mute ancora bagnate, anziani che hanno preferito restare a riva ma non volevano mancare. Il cerchio si è chiuso piano piano, tra sguardi abbassati e qualche lacrima nascosta. “È il modo più vero che conosciamo per stare vicini alle famiglie colpite”, ha detto Tom Riley, istruttore di surf del posto.
L’attacco durante la festa ebraica: i fatti
Sabato scorso, un uomo armato ha fatto irruzione durante una celebrazione ebraica sulla spiaggia. Secondo le prime ricostruzioni della polizia del New South Wales, l’aggressore ha sparato senza distinzione, provocando sei morti e diversi feriti. La dinamica è ancora al vaglio degli investigatori: “Stiamo cercando di capire ogni dettaglio”, ha detto il commissario Karen Webb. L’episodio ha scosso profondamente la comunità, già tesa nelle settimane precedenti.
Sydney risponde: la città si ferma
La reazione non si è fatta aspettare. Negozi chiusi per rispetto, bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici, messaggi di solidarietà sui muri del quartiere. Il sindaco Clover Moore ha parlato di “una ferita aperta per tutta la città”, invitando tutti a partecipare alle commemorazioni senza farsi sopraffare dalla paura. Domenica, come ha annunciato il premier Albanese a Canberra, sarà lutto nazionale: “Siamo una sola comunità – ha detto – e ora più che mai dobbiamo restare uniti”.
Comunità ebraica e surfisti: uniti nel ricordo
La comunità ebraica di Sydney, tra le più grandi d’Australia, ha organizzato una veglia interreligiosa nella sinagoga di Bondi Junction. “Non possiamo lasciare che l’odio vinca”, ha detto il rabbino Levi Wolff ai fedeli ieri sera. I surfisti hanno scelto il mare come luogo simbolo: “Qui ci sentiamo liberi e uguali”, ha raccontato Sarah Goldstein, una delle promotrici dell’iniziativa. Molti hanno lasciato fiori sulla battigia o piccoli oggetti in memoria delle vittime.
Più sicurezza sulle spiagge: le indagini proseguono
Le autorità hanno intensificato i controlli su tutte le spiagge della città. La polizia pattuglia la costa, mentre volontari della Croce Rossa offrono supporto psicologico a chi è più scosso. Il governo del New South Wales ha promesso nuovi fondi per la sicurezza nei luoghi pubblici. “Non possiamo abbassare la guardia”, ha ribadito la ministra della Sicurezza interna, Yasmin Catley.
Un dolore che attraversa l’Australia
L’attacco di Bondi Beach ha fatto il giro del Paese. Da Melbourne a Perth, sono nate manifestazioni spontanee e raccolte fondi per le famiglie delle vittime. “È un momento difficile – ha riconosciuto il premier Albanese – ma la risposta degli australiani dimostra che la solidarietà batte la paura”. Intanto, sulla sabbia di Bondi restano i segni di una giornata diversa: tavole da surf allineate, fiori sparsi tra le onde e un silenzio che dice più di mille parole.