Parigi, 23 gennaio 2026 – Una tempesta invernale sull’Atlantico rischia di mettere i bastoni tra le ruote a Thomas Coville e al suo equipaggio a bordo del maxi trimarano Sodebo Ultim 3. Sono nel pieno del loro tentativo di conquistare il Trofeo Jules Verne, il giro del mondo più veloce in barca a vela. Mancano ancora circa 1400 miglia nautiche all’arrivo, previsto davanti alla Bretagna, e il team francese ha un vantaggio di 600 miglia sul record da battere. Ma la depressione “Ingrid”, con venti che soffiano fino a 50 nodi e onde alte dieci metri, potrebbe rallentare la loro corsa verso il traguardo.
La corsa contro il tempo e la tempesta
Il regolamento del Trofeo Jules Verne è chiaro: un giro del mondo senza soste né aiuti esterni, con partenza e arrivo sulla linea immaginaria tra il faro di Le Créac’h sull’isola di Ushant e Lizard Point in Cornovaglia. Coville e la sua squadra devono tagliare la linea entro le 20:31 del 25 gennaio per battere il record fissato nel 2017 da Francis Joyon su IDEC Sport: 40 giorni, 23 ore, 30 minuti e 30 secondi. “Sappiamo che i rischi sono alti, ma non possiamo sbagliare proprio adesso”, ha raccontato Coville via radio nella notte, mentre la barca cominciava a prendere le prime raffiche della tempesta.
Il percorso è lungo almeno 21.600 miglia nautiche e attraversa i tre grandi capi: Buona Speranza, Leeuwin e Horn. In questa fase ogni ora conta davvero. Secondo il World Sailing Speed Record Council, per battere il record serve mantenere una media di 21,96 nodi.
La scelta difficile di Alexia Barrier
Non tutti possono permettersi di affrontare la tempesta. Alexia Barrier, skipper del team tutto al femminile The Famous Project CIC, ha preferito cercare riparo alle Azzorre con il suo trimarano IDEC Sport (lungo 103 piedi), dopo che la randa principale si è rotta. “Abbiamo deciso di fermarci per non mettere a rischio la barca e l’equipaggio”, ha spiegato Barrier ieri pomeriggio dal porto di Horta. Il loro obiettivo non è più il record assoluto, ma fissare un tempo di riferimento per una squadra femminile sul percorso del Jules Verne.
Con circa 1100 miglia nautiche ancora da coprire e una partenza prevista per il 24 gennaio, Barrier punta a tagliare il traguardo in Bretagna nelle prime ore del 26 gennaio. La barca però dovrà navigare con la vela principale fortemente danneggiata, dopo che la tela si è strappata in due durante una raffica nella notte tra il 21 e il 22 gennaio.
Il Trofeo Jules Verne: una leggenda di giganti
Il Trofeo Jules Verne, nato nel 1993, è diventato il simbolo della vela d’altura estrema. Finora l’hanno vinto solo grandi catamarani e trimarani. Tra i nomi più celebri ci sono Bruno Peyron, primo a portarlo a casa con Commodore Explorer nel 1993, e poi di nuovo nel 2002 e 2005 con Orange e Orange II. Nel 2017 toccò a Francis Joyon su IDEC Sport: cinque uomini a bordo, 31,5 metri di lunghezza e un tempo che sembrava impossibile da battere.
Tra i passaggi più veloci ricordiamo la tratta Ushant-Equatore coperta in meno di cinque giorni da Spindrift 2 nel 2019, l’Equatore-Capo Aiguilles in poco più di sei giorni da Banque Populaire V nel 2012, e sempre IDEC Sport che nel 2017 ha segnato i migliori tempi tra Capo Leeuwin e Capo Horn.
Le ore decisive per Coville
Ora tutta l’attenzione è rivolta a Coville e al suo Sodebo Ultim 3. Se riusciranno a superare indenni la tempesta Ingrid e a mantenere il vantaggio, potranno scrivere un nuovo capitolo nella storia della vela oceanica. Ma l’Atlantico d’inverno è spietato. “Siamo pronti a tutto – ha detto Coville – ma alla fine sarà la natura a decidere”. Solo nelle prossime ore scopriremo se questa lunga sfida contro il tempo avrà un lieto fine, o se sarà ancora una volta il mare a dettare legge.