Port Lincoln, 1 dicembre 2025 – Le autorità australiane stanno affiancando la famiglia di Deirdre “Cookie” Sibly, 67 anni, velista di Port Lincoln, di cui si teme la morte durante una traversata nell’Oceano Indiano, al largo della costa orientale africana. A giugno, la donna era partita da Réunion, territorio francese, insieme all’amico Pascal Mahe, cittadino francese, a bordo dello yacht Acteon. La loro meta era il Sudafrica, ma il viaggio si è interrotto tragicamente nel canale del Mozambico.
Mayday in mezzo all’Oceano: lo yacht ritrovato alla deriva
Mercoledì sera, come ha raccontato Sue Good, sorella di Deirdre, è partito un mayday dall’Acteon, a metà strada tra Madagascar e Mozambico. Il segnale è stato captato da una nave cargo di passaggio, che ha subito allertato la guardia costiera francese. Da quel momento, la famiglia in Australia ha seguito con il fiato sospeso ogni movimento della nave soccorritrice, per tutta la giornata di giovedì e la notte seguente.
Good ha spiegato che l’equipaggio della prima nave cargo non è riuscito a salire a bordo dello yacht, nonostante vari tentativi di contatto. “Sulla barca non si vedeva alcun segno di vita”, ha detto. Poco dopo, sono arrivati un’altra nave cargo e un maxi yacht. Solo allora, secondo la sorella, alcuni velisti del maxi yacht sono riusciti finalmente a salire sull’Acteon.
La tragica conferma e le indagini che vanno a rilento
Venerdì mattina, intorno alle 10 ora locale australiana, la famiglia ha ricevuto la telefonata che nessuno voleva sentire dal Dipartimento degli Affari Esteri e del Commercio: sull’Acteon sono stati trovati i corpi senza vita di un uomo e una donna. L’identificazione ufficiale deve ancora arrivare; probabilmente servirà che un parente vada in Africa per il riconoscimento.
Lo yacht resta alla deriva, con le vele spiegate e i due corpi ancora a bordo. Viene tenuto sotto controllo via satellite. “Erano entrambi velisti esperti”, ha sottolineato la sorella. “Per forza è successo qualcosa di grave”.
Le autorità sudafricane e mauriziane lavorano insieme ai colleghi francesi per capire come sia potuto accadere l’incidente. L’inchiesta procede lentamente, così come il rimpatrio delle salme. “Abbiamo tante domande, ma ora la cosa più importante è riportarla a casa”, ha detto Good, che ha aggiunto: “Ci hanno detto che potrebbe volerci anche qualche mese”.
Una vita spesa tra le onde
Deirdre Sibly navigava da più di quarant’anni. “Era felice come non mai”, ricorda la sorella. Pascal Mahe, conosciuto quest’anno durante uno scalo a Port Lincoln, aveva alle spalle dieci anni di navigazioni intorno al mondo, spesso da solo.
Durante il viaggio, Deirdre restava in contatto con la famiglia ogni volta che faceva tappa a terra e aggiornava i suoi spostamenti tramite l’app Polarsteps. L’itinerario prevedeva soste a Durban e Cape Town, da dove avrebbe dovuto prendere un volo per tornare in Australia.
“L’ultimo messaggio me l’ha mandato il 19 novembre”, racconta Good. “Stavano per lasciare il porto e proseguire verso sud. Mi aveva detto che avrebbero navigato almeno per quattordici giorni”. Sapeva bene che il viaggio era rischioso, ma era avventurosa per natura. “La vela era la sua vita, la sua passione”.
Il dolore della famiglia e il sostegno delle istituzioni
“Vorrei tanto che fosse solo un errore”, confessa Good, “ma penso ci sia solo l’1% di possibilità che non sia così”. Il Dipartimento degli Affari Esteri australiano ha assicurato che sta seguendo da vicino la situazione e sta aiutando la famiglia: “I nostri pensieri sono con loro in questo momento difficile”, ha detto un portavoce, senza aggiungere altri dettagli per rispetto della privacy.
A Port Lincoln la comunità segue con ansia gli sviluppi della vicenda. Mentre si attendono risposte ufficiali dalle autorità africane e francesi, resta forte il desiderio dei familiari di riportare Deirdre a casa e di capire cosa sia successo davvero in quelle acque lontane.