Un nuovo accordo globale per proteggere le acque internazionali: il Trattato sull’Alto Mare delle Nazioni Unite

Bruxelles, 19 gennaio 2026 – È entrato in vigore il 17 gennaio il Trattato sull’Alto Mare, noto anche come Accordo sulla biodiversità oltre le giurisdizioni nazionali (BBNJ). Si tratta del primo accordo vincolante delle Nazioni Unite che stabilisce regole precise per proteggere la vita marina nelle acque internazionali, un’area finora regolata da norme sparse e poco efficaci.

Una svolta per la difesa degli oceani

Il BBNJ riguarda quasi metà della superficie terrestre e il 95% del volume degli oceani, secondo le Nazioni Unite. L’accordo, già firmato da 145 Paesi e ratificato da 81, tra cui l’Unione europea e 16 dei suoi Stati membri, rappresenta uno dei passi più importanti fatti di recente nella governance ambientale. Bruxelles ha guidato i negoziati per più di dieci anni, raggiungendo le 60 ratifiche necessarie lo scorso settembre. “Non è solo una vittoria per l’ambiente, ma anche per il multilateralismo”, ha detto un funzionario della Commissione europea.

Proteggere il mare aperto: le aree marine protette

Al centro del trattato c’è la possibilità di creare aree marine protette in alto mare, zone fuori dalla sovranità di qualsiasi Stato. Questo è un tassello fondamentale per raggiungere l’obiettivo del Global Biodiversity Framework di Kunming-Montreal: mettere sotto tutela almeno il 30% degli oceani entro il 2030. Il trattato introduce anche l’obbligo di fare valutazioni di impatto ambientale per tutte le attività economiche in alto mare, dalla pesca industriale all’estrazione mineraria dei fondali. Un cambio che, secondo gli esperti, potrebbe rivoluzionare il modo di operare delle grandi compagnie internazionali.

Regole nuove sulle risorse genetiche marine

Un altro punto cruciale riguarda le risorse genetiche marine, sempre più importanti per la farmaceutica, le biotecnologie e l’energia. Il BBNJ stabilisce regole chiare sull’accesso a queste risorse e sulla condivisione dei benefici, tema che aveva diviso a lungo i negoziatori. Per aiutare i Paesi più poveri, il trattato prevede programmi di formazione e trasferimento di tecnologie, finanziati sia con fondi pubblici che privati. L’Unione europea ha già lanciato il Global Ocean Programme, con un budget iniziale di 40 milioni di euro, di cui 10 milioni già stanziati.

Il ruolo chiave dell’Unione europea

Bruxelles non si limita a fare da promotore: insieme a Palau e Seychelles, guida il segretariato BBNJ, ospitato dalla Divisione ONU per gli affari marittimi (DOALOS). “L’Europa vuole dimostrare che è possibile gestire insieme i beni comuni globali”, ha detto una fonte diplomatica. Ora la sfida si sposta sulla pratica: entro gennaio 2027 si terrà la prima Conferenza delle Parti (COP) per decidere come nominare le aree protette e come monitorarle.

Le sfide che attendono il trattato

Il vero banco di prova sarà l’applicazione concreta del trattato. In gioco non c’è solo la salvaguardia degli ecosistemi marini, ma anche la reputazione dell’intero sistema multilaterale ambientale. L’alto mare è uno dei pilastri che regolano il clima terrestre: senza una protezione efficace, avvertono gli esperti, gli obiettivi globali su biodiversità e clima rischiano di restare solo parole. “L’entrata in vigore del Trattato sull’Alto Mare è un momento storico per gli oceani e per tutti noi che da essi dipendiamo”, ha commentato Kirsten Schuijt, direttrice generale del WWF International. “Adesso serve la collaborazione di governi e imprese per mettere davvero in pratica l’accordo”.

Una speranza per la cooperazione globale

Con il Trattato BBNJ, l’Unione europea prova a rilanciare la cooperazione multilaterale proprio mentre la governance mondiale sembra sempre più frammentata. Restano ancora molti nodi da sciogliere, dalla capacità di controllo alle resistenze di alcuni grandi Paesi. Ma la posta in gioco è altissima: metà del pianeta e il futuro della biodiversità marina. Nei prossimi anni capiremo se questa nuova intesa farà davvero la differenza.

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