US seizes Russian-flagged ship: unraveling the legal implications

Washington, 8 gennaio 2026 – Le relazioni tra Stati Uniti e Russia tornano a farsi tese dopo un nuovo scontro nel Nord Atlantico. Lunedì pomeriggio, la Guardia Costiera americana ha fermato una nave vicino all’Islanda, accusandola di violare le sanzioni contro il Venezuela. L’episodio è avvenuto poco dopo le 14, a nord di Reykjavik, e ha subito scatenato un duro scambio di accuse tra Washington e Mosca, con entrambe le parti che si dichiarano nel giusto.

L’abbordaggio e la risposta di Mosca

Il Dipartimento di Stato americano parla di un’azione svolta “su mandato di un tribunale federale”. La nave in questione, la Bella 1, da poco ribattezzata Marinera, trasportava petrolio venezuelano diretto in Europa, secondo le fonti di Washington. Dal canto suo, il Ministero dei Trasporti russo, citato dall’agenzia Tass, ha bollato l’operazione come “una chiara violazione del diritto del mare”, sottolineando che “nessuno Stato può usare la forza contro una nave regolarmente registrata sotto la bandiera di un altro paese”.

Mosca afferma che la Marinera ha ottenuto un permesso temporaneo per navigare sotto bandiera russa già dal 24 dicembre. “La nave era sotto la nostra protezione”, ha detto un funzionario russo. Ma secondo fonti americane, il cambio di bandiera sarebbe diventato ufficiale solo il 31 dicembre, quando il nuovo vessillo è stato effettivamente issato.

Il nodo legale: bandiera e diritto del mare

Al centro della disputa c’è la legittimità dell’abbordaggio secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos). Prima del cambio di bandiera, gli Stati Uniti avevano colpito navi considerate “apolidi” o sospettate di usare bandiere false, una situazione che secondo l’articolo 92 della Convenzione non offre protezione internazionale. Una nave apolide non gode della giurisdizione esclusiva di alcuno Stato e può essere fermata da qualsiasi autorità marittima.

Il cambio di bandiera della Marinera/Bella 1 crea però un caso complicato. Secondo Unclos, una nave che cambia spesso bandiera potrebbe essere considerata apolide. Ma se la registrazione nel nuovo paese è reale e documentata – come sostiene Mosca – allora dovrebbe essere protetta.

Il diritto di inseguimento e le zone d’ombra

Un altro punto delicato è il cosiddetto “diritto di inseguimento” (“hot pursuit”), previsto sempre da Unclos. Questo diritto permette a una nave militare o della guardia costiera di inseguire e fermare un’imbarcazione sospetta finché non entra in acque territoriali di un altro Stato. Alcuni esperti citati dal New York Times spiegano che se l’inseguimento della Marinera fosse iniziato prima del cambio di bandiera, gli Stati Uniti potrebbero giustificare l’abbordaggio anche dopo che la nave ha issato il vessillo russo.

Restano però dubbi sull’applicabilità della norma in questo caso. Di solito il diritto di inseguimento vale solo se l’operazione parte da acque territoriali di chi lo esercita, non da alto mare. “Non è chiaro se si possa davvero parlare di hot pursuit”, ha ammesso un funzionario europeo a conoscenza del dossier.

Un precedente senza pari e i rischi diplomatici

La vicenda della Marinera/Bella 1 apre una pagina nuova nel diritto marittimo internazionale. Non ci sono precedenti noti di una nave che cambia bandiera durante un inseguimento internazionale per evitare sanzioni o controlli. “Siamo in una zona grigia”, spiega il giurista marittimista Paolo De Santis, dell’Università di Genova. “La decisione dipenderà molto dalle prove sulla tempistica del cambio di registro e sul controllo reale della Russia”.

Nel frattempo, la tensione tra Washington e Mosca resta alta. Il Ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore americano a Mosca per chiedere chiarimenti formali. Gli Stati Uniti, da parte loro, insistono sull’importanza di far rispettare le sanzioni contro il Venezuela e ribadiscono che “tutte le azioni sono state svolte nel rispetto delle norme internazionali”.

Le conseguenze sullo scacchiere internazionale

L’incidente potrebbe avere effetti ben più ampi sulle già fragili relazioni tra Stati Uniti e Russia. Sullo sfondo resta la questione delle sanzioni contro il Venezuela e la competizione sempre più accesa per il controllo delle rotte energetiche globali. Nei prossimi giorni si attendono nuove dichiarazioni ufficiali da parte dei governi coinvolti e delle organizzazioni internazionali.

In mancanza di precedenti chiari, sarà proprio questo caso a tracciare una strada per situazioni simili in futuro. Intanto, le acque dell’Atlantico settentrionale restano agitate – e non solo a causa del tempo.

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